L’unico dato certo sull’avvio del Liceo del Made in Italy sul territorio nazionale è che la Campania non abbia autorizzato le richieste di attivazione. Le altre regioni hanno espresso parere favorevole a circa un centinaio di istituti richiedenti su un totale di 500 possibili aspiranti, tutti Licei delle Scienze Umane con l’opzione economico sociale (LES); tuttavia il resoconto finale sarà possibile soltanto a chiusura delle iscrizioni, previste per il prossimo 10 febbraio. La decisione fuori dal coro della Campania è intanto diventata un caso, e dunque, al netto delle ipotesi fatte e lette in questi giorni, abbiamo chiesto le ragioni del diniego direttamente all’Assessora alla Scuola, Politiche sociali e giovanili Lucia Fortini.
Dott.ssa Fortini la Campania ha negato alle scuole richiedenti, al quanto pare 22, l’autorizzazione a far partire il Liceo del Made in Italy. È una decisione definitiva?
– Le ragioni che ci hanno portato al no sono molto chiare: in questo momento, nessuno sa esattamente le materie che verranno studiate dai ragazzi nel corso del triennio. Fino a quando questo non sarà chiarito, non ci sono i presupposti per poter prendere una decisione diversa -.
Qualcuno parla di boicottaggio, altri di buon senso. Lei cosa risponde?
– Nessun boicottaggio, anzi. L’idea di un Liceo dedicato alle nostre molte eccellenze, se realizzata con criterio e programmazione, sarebbe anche condivisibile. Il punto fondamentale resta invariato: manca una progettualità chiara, e nessuno sa esattamente quali percorsi di studio saranno disponibili per gli studenti. Al momento, conosciamo solo le materie del biennio, ma quelle del triennio sono ancora sconosciute. Non capisco come le altre Regioni abbiano autorizzato l’avvio di questi licei senza una visione chiara. Personalmente, non ho alcun veto ideologico; ho solo affermato che, data l’assenza delle materie quest’anno, se ne potrà discutere l’anno prossimo. Soprattutto considerando che siamo a fine gennaio, e le iscrizioni chiudono il 10 febbraio: i tempi mi sembrano eccessivamente stretti. La prima cosa che un genitore fa quando iscrive il proprio figlio al Liceo è informarsi sulle materie. Come può fare una scelta consapevole se non riceve risposte a questa domanda?-.
Le scuole richiedenti com’erano distribuite sul territorio? C’erano anche istituti paritari?
– Le richieste sono venute principalmente dal territorio napoletano, tra cui un solo istituto paritario. Poi un po’ nel casertano e nel salernitano. Pochissime da Avellino e Benevento -.
Il Senatore sannita di Fratelli d’Italia, Domenico Matera, ha dichiarato che auspica un ripensamento di De Luca, per non privare gli studenti campani di questa nuova opportunità, si sono sentiti? Come andrà a finire?
– Non posso parlare a nome del Presidente, ma sicuramente condividiamo la stessa idea: non si può parlare di opportunità persa, poiché allo stato attuale non è definito esattamente di quale opportunità stiamo discutendo. Quando e se verranno forniti chiarimenti e certezze da parte del Ministero, potremmo eventualmente esaminare la situazione. Mi chiedo, non sarebbe stato meglio potenziare gli istituti professionali? Se penso al Made in Italy, mi vengono in mente l’agroalimentare, la moda, e tutti quei settori in cui un istituto professionale rafforzato potrebbe davvero avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro. Questo, a differenza del liceo, solitamente scelto da chi non intende iniziare immediatamente un percorso lavorativo -.

In effetti quest’ultima risposta della Fortini fornisce lo spunto ad altre considerazioni che meriterebbero una trattazione a parte: è risaputo infatti che il mondo del lavoro reclami a gran voce, piú che i manager del Made in Italy, gli operai specializzati e gli artigiani, figure che gli istituti superiori potrebbero ben formare, tenuto conto che esiste già l’indirizzo professionale: “Industria e artigianato per il Made in Italy”. Tuttavia è facilmente immaginabile che ciò richiederebbe investimenti necessari quanto meno per i laboratori, mentre il Liceo del Made in Italy, ricordiamolo, rientra fra le riforme a costo zero che il nostro governo è riuscito a fare con le poche risorse disponibili, sempre più inadeguate al reale cambiamento di cui la Scuola necessita.

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