Niente da fare: la Uil Scuola non può sedere ai tavoli della contrattazione integrativa del nuovo CCNL 2019/21. Non ci sarà a quello nazionale sulla mobilità, non ci sarà a quelli degli USR e non ci saranno delegati provinciali e TAS della Uil ai tavoli delle singole scuole.

A dirlo è l’ ARAN con un “orientamento” pubblicato sul sito dell’ agenzia l’ altro ieri, mercoledi 24 gennaio, neanche una settimana dopo la firma definitiva e le polemiche che erano seguite.

La Uil aveva sostenuto da subito di avere comunque il diritto di partecipare ai tavoli integrativi per aver firmato la parte economica dello stesso CCNL a dicembre 2022, mentre gli altri sindacati ritenevano che non lo avesse, non avendo firmato la versione finale del CCNL. Era divampata la polemica sui social sulle ragioni degli uni e degli altri, con la Uil che intanto aveva provveduto a diffidare i DS che non l ‘avevano convocata. Lunedi, in seguito ad una di queste diffide, era stato reso noto un primo parere dell’ ARAN che, ad un dirigente che chiedeva lumi, aveva risposto escludendo la possibilità di convocare la Uil. In sostanza un’ anticipazione dell’ orientamento del 24 successivo.

“Con un orientamento preciso ed articolato su tutti e quattro i settori del comparto “Istruzione e Ricerca” l’Aran chiarisce con una prosa cristallina che ai tavoli di contrattazione integrativa nazionale, regionale e di sede (scuola, università, enti di ricerca e Istituti di Alta Formazione Artistica e musicale) sono ammessi esclusivamente i sindacati sottoscrittori del CCNL 2019-2021” commentava lo stesso giorno la Flc CGIL sul suo sito.

E la Uil? Un appuntamento nazionale per capire il da farsi per Rsu, Tas e dirigenti territoriali del sindacato di D’ Aprile era già fissato per il 25 a Roma, a questo punto fuori tempo massimo?

Non necessariamente a dire il vero. Come scritto da Diego Palma, l’  ARAN è solo una delle parti del tavolo sindacale, peraltro quella che rappresenta l’ amministrazione. Vale a dire che i suoi pareri valgono quanto i pareri delle altre parti. La soluzione di una controversia interpretativa del contratto, continuava Palma, è prevista dall’ articolo 3 del contratto stesso, tramite un accordo tra le parti “procedura che però è evidentemente inattuabile, visto che il tavolo di discussione avrebbe il problema di cui dovrebbe discutere, ovvero: la UIL andrebbe convocata o no”? E allora, continuava “l’ unica soluzione che pare profilarsi all’ orizzonte è quella del ricorso alla magistratura. E’ sempre l’articolo 3 a prevedere che l’ interpretazione autentica possa essere affidata ad un giudice, secondo quanto previsto dall’ articolo 64 del decreto legislativo 165 del 2001”.

Intervistato nella nostra trasmissione Ogni Maledetto Lunedi, alla domanda se a decidere sarebbe stata la magistratura, D’ Aprile aveva risposto “vedremo cosa deciderà l’ amministrazione nei prossimi giorni”. La stessa posizione riproposta poi all’ assemblea di ieri e riportata sul sito del sindacato: “A decidere se potremo sederci ai tavoli contrattuali sarà l’amministrazione centrale. Così il Segretario generale, Giuseppe D’Aprile, durante l’iniziativa Uil Scuola Rua a Roma per fare il punto, dopo l’entrata in vigore del contratto 19/21, con i dirigenti e le Rsu e per condividere le iniziative da assumere”.

Ma allora, qual è stata la conclusione, se conclusione c’ è stata?

A venire in soccorso di chi volesse capire come stanno le cose è l’ antica arte giornalistica della decodifica del politichese che è l’ abilità di parlare senza mai andare al punto, di ammiccare, accennare, sottintendere, piuttosto che dire chiaramente come stanno le cose. Un vero e proprio sottocodice linguistico dell’ italiano parlato che aveva ed ha le sue regole ed i suoi interpreti.

Il rinvio della decisione definitiva all’ amministrazione (l’ ARAN) ribadito dal segretario sembrerebbe significare la rinuncia ad intraprendere la via giudiziaria lasciando le cose così come stanno. Il che è in realtà segno di consapevolezza delle implicazioni rischiosissime di quella strada.

Una strada che certamente troverebbe il consenso dei tas e dei quadri territoriali esclusi dalle contrattazioni, ma che avrebbe l’ effetto immediato di alzare il livello del conflitto soprattutto nei confronti delle altre organizzazioni sindacali, con il rischio concreto di esporsi ad una sconfitta in sede giudiziaria. D’ altra parte, la Uil Scuola (assieme alla FLC CGIL) aveva sostenuto in tribunale la tesi che ai tavoli potessero partecipare solo i firmatari di contratto quando a ricorrere al giudice era stato lo SNALS per gli stessi motivi. Ora, a parti invertite, una cosa è sostenere la tesi dell’ esclusione illegittima sui media e nelle assemblee, altro è sostenerla in un’ aula di tribunale.

D’ altra parte, a consolidare la tesi di un contrordine sulla strada dell’ intransigenza pur di stare ai tavoli, sono le dichiarazioni di D’ Aprile nella manifestazione di ieri.

Nessuna chiamata alle armi scuola per scuola, ad andare avanti con le diffide ai DS per esigere di essere convocati, ma una rassicurazione sulla presenza della Uil garantita dalle RSU: “le nostre Rsu non potranno essere estromesse dal tavolo contrattuale: sosterremo il loro ruolo, la loro competenza ci permetterà di influire sulle decisioni assunte nel pieno rispetto dei diritti del personale della scuola”.

Poi il rapporto con gli altri sindacati (che sarebbero controparte in caso di ricorso alla magistratura) “rispettiamo le idee di tutti, ma sul contratto le nostre posizioni erano diverse. Ciò non significa che in futuro non potremo affrontare insieme altre questioni”.

Ed infine il tradizionale richiamo a battaglie superiori, al “ben altro” che serva a tornare insieme senza se e senza ma, per l’ occasione l’ indicazione dell’ orizzonte di lotta nelle battaglie contro il dimensionamento e l’ autonomia differenziata.

Insomma, la necessità di rassegnarsi a qualche tempo di “purgatorio”, confidando nella possibilità di tornare ai tavoli quando ci sarà il nuovo contratto sperando che per quando si riapriranno le trattative siano cambiati equilibri e rapporti nella parte sindacale.

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