“I docenti che compiano (o abbiano compiuto) 70 anni nel corso dell’anno accademico 2023/2024 e che non raggiungano l’anzianità contributiva minima pari a 20 anni hanno diritto a richiedere e ottenere il trattenimento in servizio per un anno accademico (ossia fino all’età di 71 anni), considerati gli incrementi della speranza di vita”. Lo scrive il Ministero dell’Università e della Ricerca, in una nota ufficiale del 26 gennaio 2024, nella quale si indicano le modalità di trattenimento in servizio, anche “del personale tecnico amministrativo”, specificando che “la mancata accettazione del trattenimento in servizio (esclusivamente per motivazioni legati all’età o all’anzianità contributiva) dovrà essere notificata agli interessati, con motivata comunicazione, entro il 23 febbraio 2024”.

Anief ricorda che la richiesta di mantenimento in servizio del personale universitario, come anche quello della Scuola e della Ricerca, quando motivata rappresenta una facoltà del personale di ruolo che può rappresentare, in certi contesti, una opportunità rilevante sia per l’accesso alla pensione altrimenti non acquisibile (in particolare per coloro che non raggiungono il ventennio minimo di contributi previdenziali), sia per i lavoratori che prolungando il servizio, a volte anche per una sola annualità, possono in questo modo assicurarsi un assegno di quiescenza maggiore. In questo secondo caso, considerando i tagli importanti agli importi pensionistici che ha comportato la riforma Fornero e il passaggio sempre più consistente al regime contributi, si tratta di una opportunità che va sicuramente presa in considerazione.

“Ben venga questa opportunità offerta ai dipendenti della Conoscenza, ma quello che non sopportiamo come sindacato – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – sono le condizioni, sempre più sfavorevoli ai lavoratori, che le riforme pensionistiche hanno determinato. Lavorare fino a 70 anni e oltre per ritrovarsi una pensione non molto più alta della sociale rappresenta uno smacco al cittadino: la dignità e i diritti della persona si annullano per fare spazio alle esigenze economiche dello Stato. E non si fa lo stesso, ad esempio, con gli stipendi che continuano a percepire datori di lavoro o impiegati in aziende, anche statali, i cui compensi (quindi pure le pensioni) continuano ad essere spaventosamente alti. Continuiamo a chiedere, pertanto, la validità degli studi universitari ai fini pensionistici, ovviamente in modo gratuito, come pure l’anticipo senza penalizzazioni per tutto il personale che opera in ambito scolastico”, conclude Pacifico.

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