Aggressione a un preside

Aggressione a un preside. Grave. La vicenda non è adeguatamente attenzionata dai mass-media. Il possibili motivi.

Aggressione a un preside. La vicenda

Aggressione a un Preside. Triste vicenda che conferma il diffondersi delle aggressioni. Non solo ai docenti o ai collaboratori scolastici. Il racconto della vicenda. Immobilizzato ad un polso, poi buttato a terra e preso a calci e pugni fino all’intervento dei carabinieri. È l’episodio di violenza subito dal preside dell’istituto comprensivo Europa-Dante Alighieri di Taranto aggredito e malmenato dal padre di una bambina che frequenta il plesso. Il preside Marco Cesario e la collega vicaria Carmela Rizzo avevano avuto una discussione con la madre della bambina di tre anni, poi si è presentato il padre che ha raggiunto l’ufficio del dirigente e lo ha aggredito. L’uomo è stato successivamente denunciato dal preside, che si è recato al pronto soccorso per medicare ferite al volto e alla mano, giudicate guaribili in sette giorni”.

Aggressione poco attenzionata

Episodio gravissimo! Ancora una volta una persona è stata violata. Il suo spazio fisico che rappresenta la zona sacra di ogni persona è stata ignorata. A questo occorre aggiungere che il preside è un pubblico ufficiale e quindi in quel momento rappresenta la Repubblica italiana. Quindi tutti noi, nessuno escluso. Eppure nonostante questi aspetti i mass-media ne parlano poco. Purtroppo anche la politica tace.  I motivi della quasi totale indifferenza sono diversi. Sicuramente l’iper esposizione alla violenza lontana (le diverse guerre), prossima e vicina  conducono all’ assuefazione. Probabilmente anche noi, la produciamo a livello più o meno pulviscolare. Basti ricordare le tante scene che avvengono nel traffico in veste di automobilisti o pedoni. Risultato: non sentiamo più la gravita del gesto! La violenza è stata emotivamente normalizzata. Resta la conclusione di Massimo Gramellini nella sua rubrica “Il caffe” (Il Corriere della Sera 2 febbraio): “E il genitore di uno studente può picchiare un preside senza avvertire l’enormità del gesto, dal momento che, ai suoi occhi, chi lavora nella scuola fa un mestiere troppo antiquato e malpagato per meritarsi un minimo di rispetto

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