Sarà capitato a diversi docenti il 2 febbraio scorso di trovare in classe un insolito numero di assenze, a me è capitato e, con sommo stupore, ho dovuto apprendere dai presenti che in nottata erano andate in streaming le nuove puntate della quarta stagione di Mare fuori, motivo per cui gli assenti avevano preferito rinviare il sonno notturno al mattino, marinando la scuola. I report parlano chiaro: record di visualizzazioni in streaming, oltre 2,5 mln in poche ore a partire dalla mezzanotte fra l’uno e il 2 febbraio su RAI Play. Ora, chi l’avrebbe mai detto che “ubi major minor cessat” potesse riguardare una cosa del genere? Quelli del cast della fortunatissima serie affermano che non sono problemi loro se i ragazzi fanno cattivo uso dei contenuti di Mare fuori, quanto piuttosto colpa dei genitori che non gli stanno accanto per farglieli comprendere a dovere, spiegando di ciascuna puntata l’intento educativo. Ebbene, se anche fosse questo il punto, ed è tutto da verificare, ci sarebbe da chiedersi se non sia troppo pretendere che comuni mortali che il giorno dopo devono recarsi al lavoro trascorrano la notte a guardare la TV con i figli. Chiunque abbia avuto un’adolescenza ricorderà che fino ad una generazione fa per guardare la nuova puntata di una serie TV bisognava attendere una settimana e non c’era altra possibilità, eppure siamo vivi e sopravvissuti a quella che oggi, con tutta probabilità, sarebbe vissuta dai giovanissimi come una catastrofe. In realtà per certi versi lo è: eliminare da un percorso educativo l’importante momento dell’attesa è uno dei motivi della catastrofe culturale del nostro tempo, così come dare la precedenza alla TV rispetto alla scuola è un cattivo esercizio della libertà. La libertà decisionale può infatti trasformarsi in una importante esperienza di crescita a patto peró che se ne comprendano i limiti, anche e soprattutto se la libertà, come in questo caso, è totale. Un adolescente pertanto dovrebbe capire che di notte si dorme se il giorno dopo c’è scuola, e che fatta eccezione per malattie improvvise o improrogabili impegni familiari, nulla può essere più importante di questa routine, men che mai una serie TV. La RAI, esattamente come il cast di Mare fuori, ha demandato il compito alle famiglie, ben sapendo, probabilmente, quanto siano diventate deboli in fatto di autorevolezza e quanto i ragazzi, nell’era del “tutto e subito”, non sappiano autolimitarsi, rappresentando pertanto un target sempre più interessante per gli introiti pubblicitari anche in streaming. Educazione e cultura, ancora una volta, si assoggettano in tal modo alle logiche commerciali e tutto diviene sempre più fluido, relativo, e fuorviante. E poi ci siamo noi, i Don Chisciotte della scuola che ogni giorno, nonostante tutto, provano imperterriti a spiegare cosa va bene e cosa no, in una solitudine ormai, quasi perfetta.

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