Scuola Lavoro e Libertà” è il nome dato ad un progetto ideato da un gruppo di lavoratori, di pluriennale esperienza, provenienti dal mondo della Scuola costituitosi spontaneamente e senza scopo di lucro, slegato da dinamiche politiche e sindacali convenzionali che spesso si sono rivelate abbastanza lontane dalle reali esigenze di queste categorie.

L’esperienza dei fondatori, prevalentemente docenti operanti nella Scuola Pubblica Italiana, ha portato all’idea di un’organizzazione che permettesse di far parlare con una sola voce migliaia di persone che sono entrate in contatto con questo ambiente e che, per un motivo o per l’altro, desideravano esprimere una loro idea su scopi, meccanismi e procedure che regolano il funzionamento di questa importante istituzione pubblica che, mai come oggi, ha un ruolo cruciale nello sviluppo della società del futuro.

Tutti i membri del gruppo partono dalla consapevolezza che il mondo della Scuola sia stato penalizzato da una serie di provvedimenti e riforme, spalmate negli anni, che hanno ridotto questa istituzione allo stadio di malato terminale, per cui gli investimenti per sostenerla e migliorarla sono diventati una chimera e il lavoro necessario per mandarla avanti quasi una missione.

Nell’avvicendamento delle varie compagini politiche nel corso degli ultimi decenni, nel settore Scuola ha prevalso la logica dell’immobilismo e della dismissione, tendendo a considerare il sistema scuola un ramo secco, serbatoio di larve da svezzare destinate a far parte di un mondo che richiede non di vivere ma di sopravvivere. Così, mentre giovani menti, desiderose di imparare per cambiare il mondo, venivano incanalate nei binari della società dei numeri, nelle segreterie si faceva la conta dei fogli a4 necessari per arrivare alla fine della settimana. Intanto, paradossalmente, tablet, pc e banchi da competizione intasavano i locali degli edifici scolastici, quasi a cercare di colmare il vuoto culturale creatosi a causa del passaggio dalla politica della formazione alla politica aziendale.

Ma veniamo al tasto dolente, il vero tallone di Achille della Scuola ossia ciò che ha spinto alla creazione del gruppo Scuola Lavoro e Libertà: la situazione lavorativa del corpo docente…

E qui, come si suol dire, casca l’asino perché, su quest’argomento, la politica dell’ultimo ventennio e oltre ha ragionato come chi vuole fare i conti senza l’oste o chi vorrebbe, contemporaneamente, avere la botte piena e la moglie ubriaca. In parole povere, evitando ulteriori frasi fatte che però ben rendono l’idea della situazione, si è detto di offrire al popolo italiano un servizio pubblico fondamentale come quello dell’istruzione, senza però considerare che per istruire e formare sono necessari, strano ma vero, i docentiii!

In pratica, si è reso sistematico e strutturale un meccanismo mediante il quale si avviano puntualmente gli anni scolastici nell’acquisita consapevolezza che almeno 250000 cattedre saranno occupate da personale contattato il giorno prima dell’inizio dei lavori e che automaticamente verrà licenziato alla fine dell’anno scolastico. A queste si aggiungono poi le centinaia migliaia di supplenze brevi, di cui anche molte strutturali tanto da coprire l’intero anno scolastico, facendo fatica, fra l’altro, a pagare gli stipendi che spesso arrivano dopo diversi mesi di attesa. In generale poi, tutti i docenti, anche quelli di ruolo, non navigano certo nell’oro, tanto che molti di loro hanno rinunciato allo stesso ruolo, dopo aver vinto un concorso, perché avevano difficoltà a sopravvivere economicamente nella sede di lavoro assegnata.

A tutto questo si è aggiunta la mancanza, da oltre 10 anni, di percorsi abilitanti all’insegnamento che almeno ammettessero ufficialmente l’acquisita professionalità dei lavoratori in questione, riconoscimento che ancora oggi si ha difficoltà a dare pur avendo già messo in conto spese esorbitanti da far sostenere, per lo scopo, agli stessi lavoratori, tanto che qualcuno ha intravisto il fantasma di un’operazione di “businees ragionato” proprio sull’indotto del precariato.

Ma quale potrebbe essere la soluzione a tutti questi problemi?

La politica ha detto: “concorsi!” Un’ottima soluzione, se attuata in maniera razionale e responsabile… Ma è andata proprio così?

In pochi anni si sono avvicendati, per ambire al posto comune, un concorso Straordinario svoltosi in piena pandemia, quando c’era la DAD e si comprava il lievito per fare il pane pur di non uscire da casa; un concorso Straordinario BIS, presa in giro da 128 € a testa utile a ricoprire solo i posti disponibili avanzati dallo Straordinario 1, per la serie “assumiamo solo quattro gatti, tanto paga Pantalone, ed un concorso ordinario, utile ad assumere non i precari della Scuola che già ci lavoravano al suo interno ma chi stava a casa e si allenava tutto il giorno a giocare  alle crocette di “Chi vuol esser miliardario”, concorso, fra l’altro sostenuto, fino alla sua modifica a vantaggio di tutti gli idonei a prescindere dai posti assegnati al concorso stesso, da parte della quasi totalità del mondo politico e sindacale. Al contrario, la modifica dello Straordinario bis è stata osteggiata in tutti i modi possibili, quasi come se i partecipanti a quel concorso fossero destinati ad avere ciò che gli spetta di diritto, ossia il ruolo, in un’altra vita o dimensione.

Ma cosa ha fatto a questo punto la politica, con la sua arguta lungimiranza e perspicacia, memore dell’esperienza di questi disastrosi tentativi di miglioramento della Scuola?

Difficile da credersi, ma è riuscita ad inventare i concorsi PNRR, giustificando, con l’acquisizione di un ulteriore debito che pagheranno i nostri figli, nuove crocette “ammazza precari”, fra l’altro relative a discipline ancora una volta diverse da quelle richieste nei precedenti concorsi, che nulla hanno a che vedere con quelle insegnate nelle scuole, tantomeno con l’esperienza quotidiana nelle classi, e che porteranno all’assunzione in ruolo, nuovamente, persone che mai sono state dietro una cattedra ma che, magari, avevano una discreta dimestichezza negli acquisti online, lungimiranza e soprattutto tempismo nell’“acquisire” i 24 CFU.

Allora, davanti all’unica prospettiva che ci viene offerta dai nostri rappresentanti politici, ma anche dai tanti sedicenti difensori dei diritti dei lavoratori, prospettiva che ci suggerisce praticamente un “armageddon” vero e proprio della Scuola, quali sarebbero le proposte concrete avanzate nel nostro progetto?

Queste le risposte:

  • SCUOLA: La Scuola è un bene del popolo e tale deve rimanere. NO a politiche che tendono a privatizzare la scuola o a cercare di lucrare sulla stessa, oppure che tentano di perseguire interessi di lobbies o puramente personali: la Scuola è di tutti!
  • LAVORO: Il lavoro è sacro: nobilita l’uomo, tutela e rafforza la sua dignità e costituisce il fondamento della nostra Nazione, tanto da essere al centro dell’art. 1 della Costituzione Italiana. Pertanto, rispetto assoluto per i lavoratori e per i loro diritti sacrosanti!
  • LIBERTÀ: La libertà è il principio cardine intorno al quale ruota la nostra democrazia, e NESSUNO potrà reprimere la libertà d’insegnamento, anteponendo logiche economiche a logiche educative e sociali, così come nessuno potrà manovrare o limitare la libertà di espressione e quella d’informazione; in questo il giornalismo assume un ruolo cruciale, in quanto gravato dalla mole di pesantissime responsabilità di natura morale e deontologica.

Il gruppo di docenti indipendenti “Scuola Lavoro e Libertà” farà quanto sarà necessario affinché i tre pilastri sociali appena elencati, non vengano minimamente scalfiti da logiche di profitto o di interesse economico e politico. Sarà pertanto contrastato, mediante l’utilizzo dei necessari strumenti di protesta democratica, qualunque tentativo di strumentalizzazione di problemi legati al mondo della Scuola con l’obbiettivo di raggiungere secondi fini, che nulla abbiano a che fare col solo vero scopo del sistema scolastico, quello dell’educazione e della formazione delle nuove generazioni. Allo stesso modo saranno manifestati, con tutti i mezzi leciti e disponibili, il dissenso e l’avversità nei confronti di qualunque provvedimento che tenda a minare il diritto al lavoro o il diritto alla libertà.

Confidiamo in una collaborazione concreta, da parte della politica e dei sindacati, finalizzata al raggiungimento di tutti i nostri obiettivi che coincidono, innegabilmente, con gli interessi di tutta la società.

Gruppo docenti indipendenti

Scuola Lavoro e Libertà

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