Testi e canzoni Sanremo

Testi e canzoni Sanremo. La lettura dei testi ci restituisce un profilo triste e particolare di una parte dei nostri ragazzi

Canzoni Sanremo. Una radiografia triste del sentire giovanile

Testi e canzoni Sanremo. Spesso la lettura dei testi dicono molto di più, rispetto a rapporti, ricerche, indagini. L’operazione risulta efficace perchè si riesce a cogliere con pochi passaggi logici il sentire dei nostri ragazzi, fatto di tristezza, chiusura nel proprio particolare, scarso impegno politico… Ovviamente non cadiamo nel paralogismo (sotterfugio capzioso formale) della generazione abusiva che porta a definire un profilo generale  da pochi casi. Fortunatamente, come ho scritto ieri esiste anche la “The light side of the moon“, che ci restituisce con quella oscura, una contemporaneità grigia (Peter Sloterdijk 2023). Il colore ha caratterizzato ogni epoca della storia. Appartiene alla nostra condizione creaturale. Le illusioni o particolari circostanze di ogni periodo storico hanno fatto pendere a favore di una delle due polarità cromatiche (bianco/nero).

Tornando, però all’analisi dei testi, interessante l’articolo (“Quanto è infreddolita e triste L’italia vista dalle canzoni di Sanremo”) pubblicato dal quotidiano La Stampa (31 gennaio), a firma di S. Sciandivasci. Riporto, ovviamente qualche passaggio, lasciando il resto alla curiosità individuale. “Tristi,  feriti, spaventati, arrabbiati, infreddoliti (copiose le occorrenze di “neve”, “pioggia” e “temporali”), infragiliti, brancolanti,barcollanti, rovinanti. Cadere è il verbo più ricorrente: si cade in sette testi su trenta. Si cade “a pezzi”, si cade “come capolavori dal cielo” (è un verso catto-dadaista de Il Volo, che hanno affidato la cura della propria immagine allo stylist di Achille Lauro e Maneskin: quella volta che La Russa s’è seduto accanto a Segre nel palco reale della Scala ha liberalizzato gli shock culturali a mezzo servizio pubblico), si cade “in basso come cascate” (non male), si cade “con stile”. Poi si soffre. Si piange. Si vomita “anche l’anima, per sentirmi vivo” (La Sad). Si grandina, persino: «Lasciami stare nel tuo temporale se grandini » (Emma). Ci si pente: «Fammi sentire quanto sono pessimo» (Sangiovanni). Si vuole abbastanza morire, una volta su dieci”.
Questo è il mondo proposto dai testi di una parte dei nostri ragazzi.

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