L’era dei coltelli continua, in aumento la violenza su docenti e personale scolastico, mancano i controlli e la scuola non è più sicura: a Dicembre abbiamo denunciato l’ennesimo accoltellamento in ambito scolastico, per il quale un 15enne di Capoterra in provincia di Cagliari ha rischiato la vita per una lite con un coetaneo; il ragazzo è stato in coma per qualche giorno per una ferita importante fra il petto e il collo poi, fortunatamente, si è ripreso. Rieccoci tuttavia a parlare di altri due gravissimi episodi nel giro di 24 ore proprio in questi giorni: la docente accoltellata alle spalle nell’atrio della scuola a Varese, da un alunno 17enne al quale da ieri potrebbe essere contestata la premeditazione,  perché la vittima ne avrebbe proposto la bocciatura lo scorso anno, per poi accodarsi alla decisione del Consiglio di classe di portarlo avanti. A Pieve Emanuele in provincia di Milano invece, un quindicenne ha rischiato la vita per essere stato accoltellato da un compagno di scuola all’esterno di un istituto professionale. Il ragazzo sarebbe stato colpito a una coscia e il fendente avrebbe causato un’emorragia importante. Il presunto aggressore, 17 anni, è stato rintracciato, preso in consegna dai Carabinieri in attesa delle valutazioni della Procura presso il Tribunale per i Minorenni, mentre sono in corso accertamenti per comprendere cosa avrebbe scatenato l’aggressione, nata da una lite all’esterno del plesso scolastico. La docente di Varese, che si è accasciata al suolo subito dopo l’aggressione, è fuori pericolo ma non riesce a spiegarsi l’accaduto, anche il ragazzo di Pieve Emanuele è fuori pericolo ma ancora sotto shock e secondo le dichiarazioni del padre, che lo ha trovato in una pozza di sangue, non vuole più tornare a scuola.

Insomma le dinamiche non cambiano e nemmeno i fatti, il Ministro Valditara intanto ha annunciato: “chi tocca i docenti tocca lo Stato”, nei fatti però, l’unica legge di cui concretamente si sta occupando è quella sul voto in condotta che, magicamente, dovrebbe fungere da deterrente per questa inaudita ondata di violenza. In attesa che qualcuno si renda conto che occorrono ben altre misure per cambiare rotta, è necessario ribadire la necessità di controlli a tappeto su tutti gli alunni e in barba a qualunque legge sulla privacy perché, in attesa di leggi più adeguate e di pene più severe, il personale scolastico continua a recarsi a scuola ogni giorno ormai, a suo rischio e pericolo.
La conclusione è la stessa di due mesi fa, la riporto dal precedente articolo, ribadendo che questa è un’emergenza nella quale noi lavoratori della scuola non ci sentiamo tutelati.
“Nessuno deve sentirsi legittimato ad infilare un coltello nello zaino scolastico e se esistono genitori incapaci di impedirlo ai propri figli è giunto il momento che siano le istituzioni a farlo, o finiremo anche con lo smettere di insegnare, per quanto dovremo snaturarci di fronte al pericolo di non tornare indenni a casa o che non ci torni qualche nostro alunno. Il personale scolastico di certo non vuole questo, nè sono i docenti a doversi adattare a questi delinquenti quanto l’esatto contrario, altrimenti avremo sempre minori possibilità di indicare ai nostri alunni la strada giusta da percorrere, nel rispetto della propria vita e di quella degli altri. Educare è questo, ma la strada dobbiamo indicarla noi: c’è tanto bisogno di lavorare sereni, rendendo più sereno e sicuro l’ambiente scolastico, perché di questa barbarie non ne possiamo più”.

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