Morti sul lavoro, diritti e dignità: uno dei momenti più alti di Sanremo è stato l’intervento di Stefano Massini che, dopo aver interpretato insieme a Paolo Jannacci il brano “L’uomo nel lampo”, sulla morte di un giovane papà per un incidente sul lavoro, ha catalizzato l’attenzione del pubblico proprio sui diritti dei lavoratori e sulle morti sul lavoro, nel numero impressionante di 4 al giorno. Mai banale, Massini ha parlato dell’amore per i diritti, sempre poco celebrato, invocando una parola meravigliosa: dignità.


“È certificato che l’80% delle morti sul lavoro si eviterebbe se i lavoratori fossero tutelati – ha dichiarato Massini – L’80% di quei 1.485  (vittime registrate nel 2023 ndr.) potrebbe stasera essere a vedere il Festival di Sanremo e non c’è. Ecco perché bisogna parlare di questo tema” .
La sicurezza sui luoghi di lavoro è quanto mai attuale anche per il personale scolastico: siamo lontani dal giorno in cui tutti i lavoratori potranno sentirsi gratificati e principalmente al sicuro sul posto di lavoro, sia nel pubblico che nel privato, così come siamo lontani dal giorno in cui il lavoro sarà garantito a tutti, nonostante lo preveda la nostra Carta Costituzionale. Fintanto che la politica si occuperà più delle poltrone che del benessere dei cittadini, sarà sempre difficile lavorare per vivere e continueremo per lo più a vivere per lavorare. Lavorare per vivere, per la precisione per vivere bene, dovrebbe essere l’obiettivo di tutti, dello Stato e dei suoi cittadini, dovrebbe essere questo lo standard di dignità a cui ambire. Al di sotto di questo la dignità soccombe: quando un lavoratore non si sente sicuro e rischia la morte sul posto di lavoro, o magari di essere accoltellato o aggredito nel caso del personale scolastico, quando deve accontentarsi di un lavoro massacrante e sottopagato, quando supera le 8 ore giornaliere per raggiungere una paga sufficiente per sostenere la sua famiglia, quando è costretto a fare centinaia di km al giorno per raggiungere la sede, quando resta precario anche per 10 o 15 anni, allora si vive male, si vive per lavorare male. Un lavoratore scontento apprezza poco la vita perché non la vive appieno, spesso solo perché non ha tempo e torna a casa talmente stanco da non riuscire a fare che lo stretto necessario per ricominciare daccapo il giorno dopo. Un lavoratore che non vive al meglio la sua vita non renderà mai al massimo sul lavoro, non vedrà l’ora di terminare il turno o la sua giornata, farà il conto alla rovescia quando si avvicina il fine settimana, il giorno di riposo, le feste comandate o le ferie. Diritti e dignità devono essere garantiti a tutti, e non bisogna smettere di parlarne. 

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