Quando apparve per la prima volta il rapper? Il cantante? La rockstar? Achille Lauro nessuno ne fece un dramma… eppure l’atteggiamento, il messaggio, l’icona che emanava da questo personaggio era di una rottura orientata ad un disegno ben definito di “cambiare colore” alla nitidezza dei Valori.

Non è stato così per Geolier, erede del primo festival di Sanremo del fine dicembre 1931- inizio gennaio 1932 e che all’epoca richiamava le sirene musicali napoletane essendo quelle italiane di gran lunga inferiori alla musa napoletana e limitate, per lo più a pochi canti popolari o derivanti dalla musica partenopea.

 

Non ho la memoria corta e mi ricordo perfettamente gli inizi di Gigi d’Alessio accusato da una giornalista (o giornalaia) di essere un prodotto della camorra e che ebbe come risposta l’educata freccia di un d’Alessio mai domo.

La storia si ripete e per ogni napoletano che eccelle si levano gli avvoltoi di sua maestà la rabbia.Geolier è uno che comunque ha già vinto.

Ha vinto per la propria Napoli, ha vinto perché a poco più di vent’anni si entra nel cuore dei propri coetanei solo se si condividono le speranze e le paure, ma sopratutto se si usa un linguaggio fatto a dimensione umana. Ha vinto perché parla il concreto di una condizione che ai più porta lo sgomento di non poterne parlare per i troppi vuoti che hanno cucito intorno ad una generazione che va oltre il telefonino di turno.

Geolier può risvegliare le coscienze, come la mia generazione è stata risvegliata dai Lucio Dalla, dagli Edoardo Bennato, dai Francesco De Gregorio, da De Andrè.

Il mondo del Nulla ha paura di chi porta il risveglio, di chi ha conquistato le vette, anche commerciali, di un mondo che si vorrebbe addormentato da don Achille, e non il comandante.

Articolo inviato alla redazione di Antimo Ceparano (scrittore e poeta).

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