La violenza che imperversa nel nostro paese è diventata allarmante. La scuola paga il tributo più alto con atti di violenza perpetrati tra gli stessi ragazzi e contro gli insegnanti. Il problema si pone in tutta la sua gravità e sollecita da parte nostra un’attenta riflessione per dare una risposta a una serie di interrogativi.

 

Perché i ragazzi usano la violenza? Perché aggrediscono, picchiano, violentano e umiliano? Quali sono i comportamenti di noi adulti nelle diverse sfere sociali? Siamo aperti al dialogo e all’ascolto?Attiviamo strategie per inserirli, renderli partecipi e protagonisti? Ascoltiamo le loro necessità? Sappiamo dare loro affetto e amore? È molto difficile rispondere, perché purtroppo a danno della comunicazione prevale l’indifferenza e la veloce condanna.

Il problema è molto grave e ci sta sfuggendo di mano, ma basta guardarsi intorno per capire che la violenza imperversa ovunque con gesti e con parole, in famiglia, verso le donne, verso i più deboli, verso i diversi.

La violenza che investe i nostri ragazzi è un boumerang verso noi adulti che ci obbliga a chiederci dove e quando abbiamo segregato le parole: dignità e rispetto, solidarietà e uguaglianza; parole fondamentali per l’educazione e la formazione in ogni ambito sociale. I ragazzi sono i soli colpevoli della loro devianza? E se il loro agire fosse un segnale di richiamo verso di noi? Il problema ci induce a riflettere sui nostri comportamenti.

Abbiamo dedicato loro del tempo, prezioso per capire i loro bisogni e le loro necessità? Gli abbiamo dato affetto e fiducia? Forse li abbiamo lasciati troppo soli a combattere i fantasmi dell’età:la solitudine, l’isolamento, l’indifferenza, la scelta di gesti disperati, la noia, la perdita dell’autostima! Ne abbiamo curato l’inserimento e la partecipazione? Ci siamo preoccupati di offrire loro un domani con prospettive di vita migliori senza costringerli ad andare altrove? Gli abbiamo dato opportunità per realizzarsi, mettendo da parte noi stessi? Siamo noi adulti, in tutte le sfere sociali, gli esempi da seguire e sta alla nostra responsabilità intervenire in primis in famiglia e a scuola.

Ogni atto di violenza dei nostri ragazzi è per noi adulti una sconfitta irreparabile.

Attiviamo la comunicazione, le parole sono il viatico per comprendere i loro e i nostri bisogni. Contro il silenzio e l’individualismo recuperiamo il rapporto generazionale e contro ogni arrivismo riprendiamo tra le mani la loro e la nostra vita; il dialogo, l’ascolto, la comunicazione, devono sostituire la corsa all’avere e l’umiltà e la semplicità devono essere la ricchezza di ogni nostro gesto.

Guardiamo ai nostri ragazzi con rispetto e prima di condannare i loro gesti, confrontiamoci. Liberiamoci e liberiamoli dal fascino del superfluo e dei falsi eroi e guidiamoli fin da piccoli alla scoperta di un mondo in cui l’unica ricchezza è la “cultura”.

La violenza è sinonimo di fragilità in cui ogni valore viene sopraffatto dal desiderio di essere eroi, di valere e di farsi valereanche se soltanto come bulli. 

Non lasciamoli soli, da loro e dal nostro comportamento dipende il futuro del nostro paese.

Lettere alla Redazione – Anna Lanzetta

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