La scuola superiore è una tappa fondamentale nella vita di ogni ragazzo e ragazza. Ogni anno, migliaia di studenti devono decidere quale indirizzo di studio seguire, in base ai propri interessi, alle proprie aspirazioni e alle opportunità offerte dal territorio.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato i dati relativi alle iscrizioni per l’anno scolastico 2024/25, che mostrano alcune tendenze interessanti e sorprendenti, evidenziando anche il flop del Made in Italy.

 

I licei restano i più gettonati, ma perdono terreno

I licei continuano a essere la scelta più popolare tra gli studenti, con il 55,63% delle domande. Tuttavia, rispetto allo scorso anno, si registra un calo di 1,47 punti percentuali, che potrebbe indicare una maggiore apertura verso altre tipologie di scuola. Tra i licei, lo scientifico rimane il re indiscusso, con il 25,59% delle preferenze, seguito dalle scienze umane (10,97%) e dal classico (5,34%). Il liceo linguistico (4,84%) e il liceo artistico (4,01%) si confermano come le opzioni più di nicchia, mentre il liceo musicale e coreutico (0,88%) e il liceo delle scienze umane con opzione economico-sociale (0,62%) sono le meno richieste.

Le novità del 4+2 e del liceo made in Italy non convincono

Il ministero dell’Istruzione e del Merito aveva introdotto quest’anno due novità per ampliare l’offerta formativa e rendere la scuola più vicina al mondo del lavoro: il percorso 4+2 e il liceo made in Italy. Il primo prevede che gli studenti possano ottenere il diploma di istruzione secondaria superiore dopo quattro anni di studio, anziché cinque, e poi proseguire con due anni di formazione professionale o accademica. Il secondo consiste in un liceo interdisciplinare che integra le materie tradizionali con le competenze digitali, linguistiche e imprenditoriali. Tuttavia, queste due proposte non hanno riscosso il successo sperato: il percorso 4+2 ha attirato solo 1669 studenti, lo 0,36% del totale, mentre il liceo made in Italy ha fatto ancora peggio, con solo 375 iscrizioni, lo 0,08%. Il ministro Giuseppe Valditara ha comunque difeso le sue iniziative, definendole «un risultato importante e non scontato» e sottolineando l’importanza di «aver ampliato l’offerta formativa a disposizione degli studenti italiani venendo incontro alle esigenze e alle nuove sfide del mondo del lavoro».

I tecnici e i professionali guadagnano terreno

Gli istituti tecnici e i professionali, invece, mostrano un lieve trend in crescita, che potrebbe essere interpretato come un segnale di maggiore consapevolezza e orientamento degli studenti verso percorsi più pratici e professionalizzanti. I tecnici passano dal 30,9% al 31,66% delle iscrizioni, mentre i professionali dal 12,1% al 12,72%. Tra i tecnici, il settore economico è il più richiesto, con il 13,23% delle domande, seguito dal settore tecnologico (11,86%) e dal settore agrario (3,02%). Tra i professionali, invece, spicca il settore dei servizi, con il 9,02% delle preferenze, in particolare l’indirizzo enogastronomia e ospitalità alberghiera (4,02%), che riflette la vocazione turistica del nostro Paese.

Le differenze regionali

I dati del ministero mostrano anche delle differenze significative tra le varie regioni italiane, che riflettono le caratteristiche socio-economiche e culturali dei diversi territori. Il Lazio è la regione dove i licei sono più amati, con il 69,3% delle domande, seguita dalla Toscana (64,4%) e dall’Umbria (63,9%). Al contrario, il Veneto (45,9%) e l’Emilia Romagna (45,2%) sono le regioni dove i licei sono meno richiesti, probabilmente a causa della forte presenza di attività industriali e artigianali che richiedono competenze tecniche e professionali. Infatti, il Veneto è anche la regione dove i tecnici (39,3%) e i professionali (14,8%) hanno il maggior successo, seguita dal Friuli Venezia Giulia (37,5% e 13,1%) e dalla Lombardia (36,1% e 12,7%). Il Lazio, invece, è la regione dove i professionali sono meno scelti, con solo il 7,3% delle iscrizioni, mentre i tecnici sono poco richiesti in Campania (26,3%) e in Sicilia (27,2%).

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