Febbraio è il mese dell’ansia per l’attesa riduzione dello stipendio di diverse centinaia di euro fino al suo azzeramento”. Così inizia il comunicato stampa di Ancodis, l’Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici, che esprime la propria indignazione per il conguaglio fiscale che ha colpito i lavoratori della scuola.

 

Il conguaglio fiscale è il meccanismo che regola la differenza tra le imposte pagate in anticipo e quelle dovute effettivamente a fine anno. In alcuni casi, questo può comportare una decurtazione dello stipendio di febbraio per compensare il debito fiscale accumulato.

Secondo i dati raccolti da Ancodis, il conguaglio fiscale ha avuto effetti devastanti sui redditi dei dirigenti scolastici e di altri lavoratori della scuola, che hanno visto il proprio stipendio ridotto di diverse centinaia di euro, se non addirittura azzerato. Questo ha creato una situazione di grave difficoltà economica per molte famiglie, che non riescono a far fronte alle spese quotidiane.

Ancodis sostiene che il conguaglio fiscale sia uno strumento iniquo e punitivo, che disincentiva il lavoro e premia i furbi. “Dagli importi decurtati siamo di fronte ad uno Stato che sembra voler dare un messaggio: non vi conviene lavorare di più (servizio straordinario, progetti extradidattici, attività aggiuntive), fate il minimo e non riceverete la mannaia del conguaglio fiscale e – se volete – per arrotondare o incrementare il vostro reddito cercatevi un lavoro “alternativo”!”, scrive l’associazione.

Ancodis chiede al governo di intervenire con urgenza per trovare una soluzione equa e solidale, che non penalizzi i lavoratori onesti e che tenga conto delle difficoltà causate dalla pandemia. In particolare, l’associazione propone di rateizzare il debito fiscale in 10 mesi, di rivedere il sistema della riscossione del conguaglio fiscale di fine anno e di introdurre una nuova “etica” del prelievo fiscale.

Ancodis invita anche le forze politiche e i sindacati a sostenere con determinazione questa richiesta, denunciando il silenzio assordante che ha accompagnato finora la questione. “Se le tante “vittime” del conguaglio fiscale – “i cosiddetti decurtati” – unissero le loro forze e le loro voci diventassero un coro assordante, se i loro disagi facessero rumore come gli attuali trattori sulle strade italiane forse riusciremo a far cambiare verso a questo Paese e al suo INIQUO sistema fiscale”, conclude il comunicato.

Ancodis si dice pronta a mobilitarsi per difendere i propri diritti e quelli di tutti i lavoratori della scuola, che rappresentano una risorsa fondamentale per il futuro del Paese. “Non vogliamo pensare che l’Italia sia un paese profondamente ingiusto dove i furbi – evasori e cittadini che eludono il fisco – succhiano il sangue di chi paga fino all’ultimo euro di tasse (statali, regionali e comunali) calcolate sul proprio lavoro/reddito e prelevate prima di vedere i soldi nel conto corrente. Noi continuiamo a credere in uno Stato giusto che chiede a ciascuno di contribuire con le tasse in misura proporzionale al proprio reddito senza però trascurare modalità più eque e solidali di prelevamento. E non vogliamo sentirci dei poveri illusi!”, conclude Ancodis.

 

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