Si è conclusa oggi l’Assemblea nazionale studentesca organizzata dall’Unione Degli Studenti: tre giornate di assemblee, dibattiti e laboratori con cui è stato messo in pratica un modello di scuola alternativo, costruito dal basso dimostrando che non solo è possibile ma necessario. Un momento costruito insieme a realtà nazionali e internazionali MNL, Obessu, Rete della Conoscenza, FLC-CGIL, Actionaid, Libera, Legambiente, Sbilanciamoci, Movimento No base, Non Una Di Meno e Fridays For Future, Maleducat3, GPI (Giovani Palestinesi).

Oggi l’UDS è andata davanti al Ministero dell’Istruzione per ribadire alla politica
che vogliamo un’altro modello di scuola basato su 5 diritti fondamentali che hanno portato nelle piazze di tutto il paese il 17 novembre scorso.
“Alzando i cartelli con le nostre rivendicazioni rivendichiamo un modello differente e costruito dal basso – esordisce Bianca Chiesa, coordinatrice nazionale dell’Unione Degli Studenti – non accettiamo più che il Ministro Valditara continui ad ignorare i nostri bisogni, convocando le organizzazioni studentesche solo per giustificare decisioni già prese senza confrontarsi con chi la scuola la vive ogni giorno. Ma tutto questo non ci fermerà, scenderemo in piazza in primavere contro le riforme su condotta e Its, contro un modello di scuola meritocratica, classista e non inclusiva”.

“Ribadiamo ancora una volta che i diritti non si meritano – continua Alice Beccari, dell’esecutivo nazionale dell’UDS – pretendiamo che il diritto allo studio sia realmente garantito in tutte le sue forme, il diritto ad una scuola libera dalle logiche del mercato, il diritto ad una didattica tutelante, il diritto ad un edilizia sicura ed educante e il diritto ad essere realmente rappresentati ”.

“Tra dibattiti con le organizzazioni studentesche internazionali, lezioni di didattica alternativa, assemblee e socialità appaiono chiari e necessari i passi successivi: il ministro non può più stare a guardare, abbiamo dimostrato che un’altra scuola è possibile e questo mese di attivazione, verso i prossimi mesi di lotta tra l’8 marzo e il 21 lottiamo perché i diritti non si meritano” –  conclude Chiesa.

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