Il sindacato ricorda che l’accordo sulla mobilità del personale scolastico raggiunto ieri al Ministero riguarda l’attuale CCNI: è vigente e vale per triennio fino al prossimo anno. Già il prossimo anno potrà essere aggiornato anche da Anief per il prossimo triennio. “Con l’intesa sottoscritta ieri abbiamo soltanto aggiornato le novità del nuovo CCNL che permette di derogare in alcune situazioni particolari i vincoli (figli fino a 12 anni, 104 e cardiver) grazie al CCNL 2019/2021 sottoscritto il 18 gennaio 2024”, ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato autonomo, sottolineando che “dal 2009 ogni contratto, comunque, non può derogare alla legge”.

 

Certamente, per la deroga generale ottenuta negli anni passati per legge e non per contratto, l’Anief continuerà a sollecitare il Parlamento ad apporre modifiche, come ha fatto fino all’ultimo con il Governo e come ha provato nell’ultimo decreto Milleproroghe, con la presentazione di emendamenti che potrebbero diventare legge nel prossimo decreto PNRR che è la fonte purtroppo del rinnovo degli attuali vincoli sui trasferimenti concordati in passato dal governo Draghi con l’Europa senza la consultazione del sindacato.

 

LA STORIA DI CHI HA SEMPRE SEMPRE LOTTATO CONTRO I VINCOLI

A seguito della sottoscrizione dell’ipotesi di CCNL 2019/2021 da parte di Anief insieme alle altre sigle, ad oggi non firmato dalla sola UIL – che fra qualche mese potrebbe di contro firmare l’accordo definitivo prima dell’entrata in vigore – giova ricordare la STORIA normativa della mobilità del personale docente. La materia è stata disciplinata dal Testo Unico del 1994 (d.lgs. 297/94) che prevede trasferimenti triennali interprovinciali e provinciali e passaggi di ruolo su quote di posti riservate dalla contrattazione integrativa e assegnazioni provvisorie (AP) annuali.

 

Nel 2011 a seguito del CCNI firmato da CISL, UIL, SNALS, GILDA per annullare gli effetti economici sulle immissioni in ruolo autorizzate dal ministro Gelmini (seguite ai primi 10 mila ricorsi su abuso contratti depositati da legali Anief e al trasferimento a pettine deciso dalla Corte costituzionale su iniziativa sempre del sindacato autonomo) il Parlamento approva la legge 106/11 introducendo il vincolo quinquennale per tutta la mobilità e anche AP, recepito nel CCNI da tutti i sindacati (vista la primazia della legge sul contratto).

 

Con la legge 128/2013, Anief convince il Parlamento a ridurre a tre anni il blocco (che continua a portarsi dietro anche AP prima annuale) cui si adeguano i sindacati CGIL/FLC, CISL, UIL, SNALS, GILDA in contrattazione dove cominciano a ridurre originaria riserva del 50% dei posti sui trasferimenti a percentuali sempre più inferiori negli anni successivi.

 

Nel 2015, la legge 107/2015 conferma il blocco triennale mentre permane quello quinquennale per contratto per i soli docenti di sostegno rimandando a un decreto legislativo (d.lgs. 59/17) che sarà modificato fino ad oggi più volte. Tra il 2018 e il 2019, la legge 145/2018 e la legge 159/2019 introducono nuovamente il vincolo quinquennale con l’accordo tra CGIL/FLC, SNALS, CISL, UIL, GILDA con il Ministro Bussetti su reclutamento e trasferimenti del 2019 e con il ministro Lorenzo Fioramonti del 2020, poi recepito in contrattazione integrativa.

 

Il giovane sindacato continua da solo la sua battaglia contro i vincoli ricorrendo pure in tribunale e con la legge 106/2021 convince il legislatore a ritornare alla previsione originaria del vincolo triennale (sempre con l’inclusione purtroppo dell’AP) ma con distinzioni a seconda delle procedure di assunzione (se contratto a tempo determinato da trasformare a tempo indeterminato anno successivo visto le nuove procedure straordinarie di reclutamento). I sindacati si adeguano CGIL/FLC, SNALS, CISL, UIL, GILDA sottoscrivendo un contratto integrativo che prevede sempre la riduzione progressive delle quote sui trasferimenti (fino a 25%), mentre Udir ottiene per i presidi il passaggio al 70% delle quote di riserva ma con nullaosta USR.

In tempi recenti, la legge 79/2022 ha introdotto, a decorrere dalle immissioni in ruolo 2022/2023 un nuovo vincolo triennale di permanenza nella medesima istituzione scolastica dopo le richieste della Commissione europea sul PNRR e la continuità didattica, recepita da un contratto integrativo siglato dalla sola CISL, ma Anief  ottiene nella legge 74/2023 che detto vincolo si applicherà a tutte le immissioni in ruolo a qualunque titolo effettuate a partire dal 2023/2024, rinviando di fatto di un anno la sua applicazione.

 

A questo punto, Anief per la prima volta firma una intesa (non un contratto perché è vigente quello del 2021 triennale firmato da tutti gli altri) insieme a tutti gli altri sindacati l’anno scorso che prevede per quest’anno la deroga ai vincoli anche per i neoassunti a tempo determinato e infine l’ipotesi di CCNL in cui si prevede (stante la normativa) comunque di derogare in sede di prossima contrattazione integrativa per casi di genitorialità, disabilità e assistenza, a dispetto delle pretestuose polemiche, mentre UDIR ottiene per legge lo spostamento al 100% dei posti sulla mobilità dei presidi nel prossimo biennio e senza nullaosta. L’intesa firmata ieri permetterà ad alcuni con figli fino a 12 anni, 104 e cargiver di potere subito senza aspettare il Parlamento a trasferirsi. Per derogare ancora ai vincoli o per eliminarli bisognerà sempre agire in Parlamento senza aspettare il prossimo CCNI triennale che non potrà comunque andare contro la legge.

 

“In conclusione – dice Marcello Pacifico – ora se quello che è scritto risponde ai fatti, la storia insegna che se esistono due soli sindacati che hanno lottato contro i vincoli ottenendo qualcosa da sempre con coerenza e si chiamano Anief e Udir. Le pretestuose polemiche dovrebbero essere ora chiarite a meno che si continui in ignoranza o malafede. Noi continueremo nei tavoli contrattuali e in Parlamento a chiedere modifiche per tutelare il diritto alla famiglia parimenti al diritto al lavoro e garantire la parità di trattamento anche per i neoassunti negli anni prossimi. Chiediamo soltanto fiducia, onestà, fede e impegno sindacale di tutte e di tutti”, conclude il presidente nazionale Anief.

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