I Ferragnez si separano? Ci auguriamo di no e, in verità, la notizia della crisi potrebbe anche essere un distrattore di massa per distogliere l’attenzione dalle vicende giudiziarie di Chiara Ferragni. In ogni caso anche i Ferragnez si sono rivelati un esempio di coppia fragile: molto patinata, costantemente supportata da un’ enorme massa di denaro e di persone, quotidianamente sotto i riflettori e, guarda caso, con lo psicologo di coppia a portata di mano. Se provassimo ad immaginarli da soli con i loro pur splendidi figli, ma in una casa normale, con un lavoro appena dignitoso, le spese da far quadrare a fine mese, insomma se provassimo ad immaginarli come due italiani nella media, probabilmente perderebbero tutto il loro fascino e non sapremmo nemmeno dove collocarli nei nostri pensieri: forse ci stiamo abituando a pensare alle cose e non alle persone, e più pensiamo alle cose meno ci interessa delle persone. Il che probabilmente avviene anche nelle coppie. I rapporti paritari in cui si cresce insieme nel rispetto reciproco, rallegrandosi dei successi dell’altro e supportandosi a vicenda negli inevitabili momenti di difficoltà, sono sempre più rari. Del caso Ferragni ho già parlato in occasione dello scandalo Balocco, e sembra sia proprio questa l’ennesima difficoltà, dopo Sanremo e la malattia di lui, che avrebbe fatto scoppiare la coppia. In verità, a ben guardare, è piuttosto frequente che nelle coppie, specialmente se di sesso opposto, regnino silenziosi giochi di potere come pure strane voglie di sopraffazione cronicizzata, delle vere bombe ad orologeria di fronte agli imprevisti che la vita, inevitabilmente, presenta a ciascuno in modo impietoso, quando meno ce lo aspettiamo. Tuttavia se la coppia si sgretola di fronte alle difficoltà non è una coppia, l’amore non è reale ma l’immagine che di sé ha voluto offrire, perfetta ma inconsistente ed oggi, purtroppo, essere una coppia inconsistente è quasi la norma, senza nemmeno essere ricchi come i Ferragnez: basta avere qualcosa da ostentare e si sostituisce la gratificazione che ne deriva dal condividerla con emeriti sconosciuti a quella che deriverebbe da qualche ora in più trascorsa con i figli, con i genitori anziani, con qualche amico in carne ed ossa e, naturalmente, con il partner. Tutto il tempo trascorso ad esibirci sui social è tempo rubato alla vita reale e dunque a conoscere meglio noi stessi e chi ci sta a fianco; se poi i social diventano anche fonte di ricchezza economica, come nel caso degli influencer, la perfezione ad ogni costo diventa inderogabile, si vive in funzione della propria immagine e l’errore non è contemplato, motivo per cui quando arriva è deflagrante. Il problema è che le coppie fragili rendono tale anche la famiglia, quando arrivano a formarne una, con figli che non possono che essere altrettanto fragili, pronti a fare una tragedia persino di un brutto voto preso a scuola. Per completezza va aggiunto che ciò non accade soltanto agli influencer o a chi vive d’immagine, ma anche a chi vive in modo appena dignitoso: ancora una volta, pertanto, dobbiamo scomodare i valori, quelle solide convinzioni apprese attraverso gli esempi e l’educazione innanzitutto familiare, che ci rendono persone di sostanza e non di apparenza, mentre la loro assenza ci rende cinici, egoriferiti e poco inclini alle relazioni per paura di perdere qualcosa. Questo per dire che i social, contro cui ci scagliamo spesso e volentieri, non avrebbero avuto effetti così disastrosi su un terreno meno fertile di quello che hanno trovato: forse dovremmo ripartire proprio dal tempo, un’ora per volta, da indirizzare alla costruzione di legami più solidi e sinceri, e dunque più veri e duraturi, chiedendo ai figli di osservare noi, piuttosto che il telefono.

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