Valditara sulla condotta

Riceviamo e pubblichiamo

Questa lettera è un grido di dolore a nome di tutti i docenti specializzati sul sostegno all’interno della comunità europea, per sottolineare questioni di vitale importanza che influenzano ormai da anni gravemente le nostre vite e il nostro futuro professionale.

Desideriamo innanzitutto evidenziare che il titolo di specializzazione da noi conseguito è pienamente riconosciuto e valido, come confermato dall’Adunanza Plenaria e da numerose sentenze a nostro favore. Nonostante ciò, ci troviamo di fronte a continui ostacoli da parte dello Stato che ci impediscono di esercitare la nostra professione.

È fondamentale sottolineare che siamo professionisti qualificati, laureati in Italia e non come ci viene erroneamente attribuito dilettanti improvvisati o furbetti che hanno cercato scorciatoie. E’ estremamente doloroso e ingiusto essere etichettati in questo modo.

È legittimo chiedersi perché ci sia tanto orgoglio nei confronti dei percorsi Erasmus ottenuti all’interno della comunità europea, mentre allo stesso tempo ci troviamo ad essere criticati e giudicati negativamente. È un’assurdità che mentre i percorsi Erasmus vengono celebrati e lodati per la loro importanza nell’arricchire l’esperienza formativa degli studenti, noi docenti specializzati sul sostegno siamo invece oggetto di critiche e giudizi negativi, nonostante il nostro impegno e la nostra dedizione alla professione. Questo doppio standard è ingiusto e va contrastato in ogni modo.

È innegabile che Lei abbia ereditato una situazione spinosa e delicata dai precedenti governi. Tuttavia ci troviamo ancora oggi a dover leggere
articoli giornalistici e comunicazioni sindacali dove segnano con avidità e goduria il nostro destino d’inserimento in prima fascia, senza poter stipulare alcun contratto.
Siamo profondamente stanchi e disgustati da questa diffusione di panico mediatico e psicologico, che viene perpetrata senza alcun rispetto per il nostro benessere emotivo e professionale.

Vivere costantemente sotto minaccia di ricatti psicologici e affrontare attese interminabili per noi e i nostri cari equivale a vivere in una sorta di girone infernale, tra tribunali e procedure burocratiche che si trascinano per mesi o anni.

Noi non abbiamo commesso alcun reato; siamo docenti che rivendicano giustizia e dignità non solo per noi stessi, ma anche per le famiglie degli alunni che abbiamo seguito per anni.

Durante gli anni piu’ bui della pandemia abbiamo lavorato instancabilmente e sostenuto la scuola in tutte le sue sfide garantendo un’istruzione di qualità agli studenti piu’ vulnerabili.
E oggi qual è la ricompensa del ministero per il nostro contributo?
Non è accettabile che il nostro impegno e la nostra dedizione siano cosi’ facilmente ignorati e dimenticati.

Paradossalmente, mentre tanto si parla di inclusione, sono proprio i docenti specializzati ad essere esclusi dal sistema. Non possiamo ignorare questa contraddizione: coloro che sono formati per garantire un’educazione inclusiva sono spesso lasciati ai margini, privati delle opportunità professionali che meritano.

Inoltre, vorremmo sottolineare che spesso vengono selezionati docenti dalla seconda fascia senza alcuna specializzazione e competenza sul sostegno, aggravando ulteriormente la situazione e compromettendo la qualità dell’insegnamento.

Pertanto, chiediamo con urgenza che venga posta fine a questa situazione di stallo una volta per tutte. La persistente incertezza non solo minaccia il nostro sostentamento e la nostra dignità professionale, ma mette anche a rischio la nostra salute fisica e mentale.

Chiediamo altresì di adottare misure compensative presso le università italiane, al nostro percorso già svolto, qualora si dovessero riscontrare delle carenze. Bisogna mitigare con celerità gli effetti negativi di questa situazione, consentendoci di proseguire il nostro percorso professionale in maniera dignitosa e senza ulteriori ritardi.

Solo così potremo veramente aspirare a una vera inclusione PER TUTTI!

La dilatazione dei tempi per l’equiparazione del nostro titolo ci pone in una posizione di svantaggio, sia per i concorsi che a breve affronteremo, sia per l’occasione del ruolo ormai già passata e sia come già dimostrato dal nostro tentativo infruttuoso di partecipare ai percorsi abilitanti dei 30 CFU.
Siamo segnati da una R di riserva quando questa R dovrebbe trasformarsi in R di RISPETTO E RICONOSCIMENTO.

Nel caso in cui le nostre richieste non trovino alcun accoglimento, uno STATO che tutela realmente e che ha a cuore i propri lavoratori, dovrebbe intervenire attivamente denunciando tutte le agenzie formative che hanno proposto pacchetti lavorativi simili, obbligandole a risarcire sia i soldi spesi oltre che i danni subiti ingiustamente da tutti i lavoratori.

O dentro o fuori una volta per tutte.

Confidiamo nella Sua sensibilità e nella Sua determinazione nel risolvere questa questione urgente e attendiamo con fiducia una risposta tempestiva che possa finalmente garantirci giustizia e soluzioni concrete.

Distinti saluti.

 

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