Gli agricoltori in rivolta non si fermano e ieri, sabato 2 marzo, erano radunati da tutta Italia a piazza Santi Apostoli a Roma, dove hanno rimarcato le loro posizioni ed il loro invito al Ministro Lollobrigida ed alla Premier Meloni per un confronto pubblico. Gli agricoltori autonomi chiedono la giusta valorizzazione del loro prodotto, sottopagato rispetto ai costi di produzione per favorire l’ingresso in Italia delle produzioni estere a basso costo, motivo per cui a partire dal 2021 c’e’ stata la chiusura progressiva di piccole aziende agricole che oggi arrivano 200 chiusure al giorno, e il trend continua. Fra gli interventi di ieri era presente anche un giovane di 23 anni che ha provato, nel corso del suo intervento, a spiegare il punto di vista delle nuove generazioni, che non vedono futuro nel lavoro dei loro padri e dei loro nonni e sperano, pertanto, che qualcosa cambi:
– A scuola ci insegnano a rispettare lo Stato, ci dicono che lo Stato è famiglia e che ci tutela ma le tutele non le vediamo. Ci insegnano a rispettare la nostra Costituzione, la più bella del mondo, che all’art. 1 dice che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro, ma i primi a non rispettare la Costituzione sono i politici. La nostra nazione è asservita all’Unione Europea, uccide le tradizioni e non garantisce la continuità, noi vogliamo solo lavorare. Eppure mi chiedo, come si può sviluppare lavoro se la nostra nazione favorisce le multinazionali estere e non tutela le piccole imprese artigiane?
Ai politici dico: parlate tanto di Made in Italy e delle eccellenze della nostra terra ma pensate solo ad esportarlo costringendoci a mangiare cibo importato dalla comunità europea di bassa qualità. Noi chiediamo aiuto al popolo e anche alle forze dell’ordine, abbiamo bisogno del sostegno di tutti perché vogliamo solo lavorare: un giovane che vuole aprire un’attività in Italia viene spaventato per i costi da affrontare e la burocratizzazione eccessiva, io voglio rimanere in Italia, non voglio essere costretto ad emigrare. –
Questi, fra gli altri, i temi discussi nel comizio popolare svoltosi in piazza con toni pacati ma senza nascondere la rabbia e la delusione per una protesta che prosegue ormai da 40 giorni senza risultati concreti. Fra gli interventi anche un medico:”siate orgogliosi di quello che fate perché grazie a voi possiamo mangiare in modo sano e non essere costretti a somministrare medicine, prodotte da chi ha interesse a farci ammalare per poi venderci le medicine stesse”. E ancora, dagli interventi degli agricoltori presenti: “Noi siamo un popolo che non riconosce più la politica, nessuno ci rappresenta e non andremo più a votare fino a quando qualcuno non ci aiuterà a lavorare. Non vogliamo il reddito di cittadinanza, non vogliamo contributi europei, vogliamo solo poter ricavare il giusto dalla vendita dei nostri prodotti, per poter lavorare ed assicurare un futuro ai nostri figli”.
Fra le richieste degli agricoltori emergono:
– proclamazione immediata dello “stato di crisi” per l’intera categoria
– reddito minimo garantito riconosciuto ai prodotti italiani
– etichettatura obbligatoria dei prodotti sul mercato in cui si dichiari espressamente l’origine dei prodotti.
In foto limoni pregiati della costiera amalfitana: non conviene raccoglierli, vengono pagati al produttore una miseria. Fonte pagina Facebook C.R.A Agricoltori traditi 


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