A chiarire il tutto è Lucia Fortini, Assessore della Regione Campania alla Scuola e alle politiche sociali, dall’estratto di un’intervista a cura del giornale online La Voce della Scuola, direttore Diego Palma, e l’esperta in politiche scolastiche, Elvira Fisichella.

La Campania ha negato alle scuole richiedenti, al quanto pare 22, l’autorizzazione a far partire il Liceo del Made in Italy. È una decisione definitiva?

«Le ragioni che ci hanno portato al no sono molto chiare: in questo momento, nessuno sa esattamente le materie che verranno studiate dai ragazzi nel corso del triennio. Fino a quando questo non sarà chiarito, non ci sono i presupposti per poter prendere una decisione diversa.»

Quali sono le ragioni? Qualcuno parla di boicottaggio, altri di buon senso. Lei cosa risponde?

«Nessun boicottaggio, anzi. L’idea di un Liceo dedicato alle nostre molte eccellenze, se realizzata con criterio e programmazione, sarebbe anche condivisibile. Il punto fondamentale resta invariato: manca una progettualità chiara, e nessuno sa esattamente quali percorsi di studio saranno disponibili per gli studenti. Al momento, conosciamo solo le materie del biennio, ma quelle del triennio sono ancora sconosciute. Non capisco come le altre Regioni abbiano autorizzato l’avvio di questi licei senza una visione chiara. Personalmente, non ho alcun veto ideologico; ho solo affermato che, dato l’assenza delle materie quest’anno, se ne potrà discutere l’anno prossimo. Soprattutto considerando che siamo a fine gennaio, e le iscrizioni chiudono il 10 febbraio: i tempi mi sembrano eccessivamente stretti. La prima cosa che un genitore fa quando iscrive il proprio figlio al Liceo è informarsi sulle materie. Come può fare una scelta consapevole se non riceve risposte a questa domanda?»

Le scuole richiedenti com’erano distribuite sul territorio? C’erano anche istituti paritari?

«Le richieste sono venute principalmente dal territorio napoletano, tra cui un solo istituto paritario. Poi un po’ nel casertano e nel salernitano. Pochissime da Avellino e Benevento.»

Il Senatore sannita di Fratelli d’Italia, Domenico Matera, ha dichiarato che auspica un ripensamento di De Luca, per non privare gli studenti campani di questa nuova opportunità, si sono sentiti? Come andrà a finire?

«Non posso parlare a nome del Presidente, ma sicuramente condividiamo la stessa idea: non si può parlare di opportunità persa, poiché allo stato attuale non è definito esattamente di quale opportunità stiamo discutendo. Quando e se verranno forniti chiarimenti e certezze da parte del Ministero, potremmo eventualmente esaminare la situazione. Mi chiedo, non sarebbe stato meglio potenziare gli istituti professionali? Se penso al made in Italy, mi vengono in mente l’agroalimentare, la moda, e tutti quei settori in cui un istituto professionale rafforzato potrebbe davvero avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro. Questo, a differenza del liceo, solitamente scelto da chi non intende iniziare immediatamente un percorso lavorativo».

Chiediamo all’esperta in politiche scolastiche, Elvira Fisichella, i dati e se l’ostracismo della Regione Campania abbia influenzato l’andamento nazionale.

«Le iscrizioni di quest’anno hanno manifestato un crescente interesse per le materie tecnico-scientifiche, con la novità che il secondo indirizzo dopo il Liceo Scientifico è Scienze Umane, che però ha guadagnato un punto percentuale rispetto allo scorso anno quasi totalmente a favore dell’opzione economico-sociale. Il LES è in crescita costante già da qualche anno ed è stato il fulcro delle polemiche sorte intorno alla istituzione del nuovo Liceo del Made in Italy con la Legge n. 206 del 27 dicembre 2023. Non credo che la Campania abbia influenzato negativamente l’avvio del Liceo del Made in Italy, è stata semplicemente l’unica regione ad esprimere le medesime perplessità manifestate da docenti e dirigenti scolastici già a ridosso delle iscrizioni; direi piuttosto che ciò che ha condizionato la scarsa adesione registrata al nuovo indirizzo, sia stata la delicata fase dell’orientamento iniziata già a dicembre, nel corso della quale il Liceo del Made in Italy è passato praticamente inosservato a causa di tempi troppo ristretti e la conseguente mancanza di strumenti a disposizione delle istituzioni scolastiche per presentarlo in modo efficace».

Le aspettative dei docenti?

«I docenti hanno da subito manifestato le loro perplessità innanzitutto sull’impianto normativo che prevede l’istituzione del Liceo del Made in Italy che, per quanto al MIM si tenda ad edulcorare la pillola, rappresenta una minaccia reale per il LES, ovvero proprio per l’opzione economico sociale del Liceo delle Scienze Umane: i due indirizzi attualmente convivono per poi limitare gradualmente il Les a favore del Made in Italy, i fatti sono questi e tali rimarranno fino a quando non si deciderà di investire sull’ampliamento degli organici dando la possibilità a qualunque istituzione scolastica di fare richiesta dell’uno o dell’altro indirizzo senza condizioni. Al contrario, nella legge n.206 e’ presente l’immancabile clausola di invarianza finanziaria, tipica delle riforme a costo zero: la norma dunque lascia libera scelta solo in apparenza, non a caso solo le scuole in cui era già presente il LES potevano fare richiesta di attivazione del Liceo del Made in Italy, perché costo zero equivale a zero spese per gli organici; ne consegue che che eventuali richieste a favore del Made in Italy andrebbero a discapito del LES, penalizzando non di poco i docenti di Scienze Umane per favorire, almeno per il biennio, quelli di Diritto ed Economia. In tal caso però si finisce per scontentare entrambi: i primi rischiano l’esubero, i secondi, che da anni chiedono l’aumento delle cattedre, avrebbero un nuovo biennio su cui contare, che però non garantisce un aumento delle cattedre a causa di quelle che, verosimilmente, si perderebbero nel LES e, peraltro, senza alcuna garanzia per il triennio del Made in Italy, ancora sconosciuto».

Dunque raddoppio delle ore al primo biennio per le materie giuridiche e poi? È stato quel “e poi” a far traboccare il vaso di Pandora?

«L’assenza del piano di studi del triennio è stata determinante per la decisione della Regione Campania di non autorizzare l’attivazione del Liceo del Made in Italy nelle 22 scuole che ne avevano fatto richiesta; tuttavia la decisione della Campania, a conti fatti, appare condivisa a livello nazionale dalla maggioranza delle scuole anche in presenza delle autorizzazioni regionali: su circa 500 scuole che potevano farne richiesta solo 92 lo hanno fatto, senza considerare il dato definitivo delle iscrizioni, 375 su tutto il territorio nazionale».

Il liceo Made in Italy è un indirizzo innovativo per il rilancio delle politiche giovanili? O ci si aspetta altro?

«Il nuovo indirizzo presenta certamente il vantaggio di ampliare l’offerta formativa dell’Istruzione italiana, tuttavia per renderla effettiva andrebbe consentito a tutte le scuole di poterlo attivare, proprio in quegli istituti che non hanno il LES, facendo realmente convivere i due indirizzi, anche se le differenze sono minime ed andrebbero meglio caratterizzate. Tuttavia c’è tempo proprio perché del Made in Italy manca ancora l’impianto del triennio. Per una visione più ampia e vicina al mondo del lavoro inoltre, più che pensare ai futuri manager delle imprese del Made in Italy bisognerebbe puntare sugli indirizzi professionalizzanti che, al momento, sono viceversa in decrescita. L’Italia ha un numero di laureati inferiore alla media europea, ma anche forte richiesta di artigiani e manodopera specializzata, che potrebbero essere adeguatamente formati proprio in indirizzi professionali come Industria e artigianato per il Made in Italy, che quest’anno conta circa il 2% delle iscrizioni in Campania. Spesso i professionali sono il refugium peccatorum dei ragazzi che hanno poca voglia di studiare, con laboratori non sempre adeguati ad una formazione efficace che, pertanto, viene demandata ad occasioni di lavoro sottopagate, prive di garanzie e talvolta anche pericolose; viceversa, potenziando i professionali si creerebbe un attrattore per i ragazzi ed al contempo un deterrente per la dispersione scolastica. I ragazzi devono trovare “conveniente” frequentare la scuola anche per imparare un mestiere, e non sappiamo se l’attuale riforma dei tecnici e professionali, il 4+2, sarà realmente in grado di garantirlo».

 

 

 

 

 

Autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.