Stop bioci

 

È sempre più accreditata l’ipotesi che l’innalzamento dei casi di tumore in determinate zone dell’asse Salerno-Napoli-Caserta sia riconducibile a fattori ambientali. Varie le piste di indagine ed ancora tanti dubbi ma il dolore di chi ha perso dei cari in circostanze premature è vivo e motivante nel ricercare le dovute risposte. Voci che si uniscono in comitati sparsi e che trovano accoglienza in una rete ben strutturata quale quella dell’associazione “Stop biocidio”, di Raniero Madonna, Ingegnere Ambientale. Madonna ha partecipato di recente, quale relatore, alla presentazione del disegno di legge alla Camera dei Deputati sulla Transizione energetica e disuguaglianze sociali. Sostenibilità ambientale, economica e collettiva a prima firma dell’On. Carmela Auriemma, deputata della XIX legislatura e membro I Commissione Affari Costituzionali.
Stop biocidio è la rete dei comitati, associazioni, cittadini e cittadine campane contro la devastazione ambientale in Campania. Si occupa della promozione di iniziative congiunte sui diversi territori della regione, del coordinamento di attività di ricerca, di eleborazione di proposte alternative e di denuncia di illeciti ambientali.

Abbiamo chiesto le motivazioni e il presidente Madonna dichiara: “La rete nasce nel 2013 con l’obiettivo di unire e rafforzare le proposte portate avanti nei diversi comuni dai singoli comitati. In quella fase infatti, erano tantissimi i comitati attivi sia sul fronte del contrasto ai traffici illeciti di rifiuti speciali e del fenomeno legato alla terra dei fuochi, sia su quello dell’impiantistica per il trattamento dei rifiuti urbani a partire dai comitati contro le discariche e gli inceneritori. Intrecciando i percorsi, le battaglie e le conoscenze sviluppate negli anni dai diversi attivisti, fu semplice capire che in realtà si stava combattendo la stessa battaglia e quello che accadeva con l’emergenza rifiuti nella città di Napoli e provincia non era affatto scollegato dai traffici di rifiuti speciali e il conseguente aumento della mortalità per tumore in regione. Fenomeni legati allo stesso approccio speculativo di un sistema criminale sostenuto da tre gambe: imprenditoria deviata, camorra e apparati dello stato corrotti”.

La richiesta cardine?
“Stop biocidio ha costruito nel 2013 e aggiornato più volte nel corso degli anni, una piattaforma programmatica che raccoglie le proposte dei comitati negli ambiti della tutela della salute, della gestione dei rifiuti urbani e speciali, della tutela delle acque e delle bonifiche. È stato un percorso di costruzione molto interessante, che ha visto partecipare tanti esperti e cittadini in un processo di democrazia diffuso che ha permesso di strutturare una proposta elaborata e di ampie vedute”.

Cronologia attività:
La rete inizia la sua attività nel 2013 con la costruzione della mobilitazione ” fiume in piena” che il 16 Novembre del 2011 vide la partecipazione di 150.000 persone a Napoli per chiedere di accendere la luce su quanto stava accadendo in regione Campania. Da quel momento le attività portate avanti sono state tantissime e diverse tra loro. Dalle mobilitazioni promosse di territorio in territorio, ai momenti di approfondimento, alle petizioni fino a progetti di ricerca e la promozione di festival culturali. Stop Biocidio partecipa attivamente alle reti di mobilitazione in difesa dell’ambiente e della salute attivi in Italia. Ha promosso e partecipato insieme agli altri comitati territoriali italiani diverse manifestazioni nazionali a Roma. Stop biocidio insieme alla rete cittadinanza e comunità ha promosso, inoltre, un ricorso alla corte europea di Strasburgo.
La rete di comitati è stata anche promotrice di un primo progetto di ricerca scientifica sui nessi di causalità tra tumori e inquinamento ambientale.

Risponde Domenico Mario Giuliano, attivista Stop Biocidio sul territorio casertano.

Cosa ha reso necessaria la nascita di un’associazione ambientalista nei nostri territori?
“In generale quando quella parte di cittadinanza maggiormente attiva rileva delle criticità in qualsiasi ambito, prova ad intraprendere delle azioni fatte a contrastare queste problematiche. Come è ormai noto ed è oggi una questione di rilievo nazionale in Campania a partire dagli anni 80 si sono verificati degli episodi, poi rivelati da pentiti che erano partile integrante delle organizzazioni camorristiche, che accentravano il nuovo business delle organizzazioni malavitose verso la gestione illegale dei rifiuti speciali pericolosi, non pericolosi e dei rifiuti solidi urbani. Già in quegli anni alcuni movimenti erano sorti soprattutto su Napoli e nell’agro Aversano perché forte si insinuava il dubbio che stesse accadendo qualcosa di molto rilevante e di molto pericoloso per la salute dei cittadini. Affondano le radici in quel periodo i primi movimenti ambientalisti che utilizzando l’arma della denuncia si organizzavano in comitati e associazioni ambientaliste per provare a contrastare le violenze ambientali che procuravano un profitto enorme verso le organizzazioni ma danni irreversibili alla salute umana dei cittadini. Iniziarono a verificarsi incendi di cumuli di rifiuti svezzati illegalmente e dalle dichiarazioni dei pentiti appunto si scoprì che molti rifiuti pericolosi provenienti dal centro e dal nord Italia erano stati sotterrati nei terreni di alcuni comuni della provincia di Caserta tra questi fosse quello più colpito da sversamenti interrati è stato il comune di Casal di Principe così come poi certificato dai carabinieri forestali durante gli scavi dietro indicazione dei pentiti. Fu poi inizio anni 2000 Legambiente sulla base di dati certi per coniare il termine Terra dei fuochi e da allora ha preso definitivamente il via la battaglia dei comitati e delle associazioni ambientaliste”.

Quali sono le iniziative di questi periodo?
“Stop biocidio stimola alla partecipazione alla organizzazione ramificata su tutti i territori della regione Campania di iniziative atte a denunciare ogni forma di violenza ambientale perpetrata sui nostri territori e ad approfondire anche con metodi scientifici tali tematiche e infine a proporre soluzioni alle problematiche stesse. Sì teniamo giusto ricordare a questo proposito una convenzione firmata nel gennaio del 2021 con l’allora ministro dell’ambiente Sergio Costa e con tutto il ministero dell’Ambiente, che tendeva per la prima volta in Italia alla partecipazione democratica e dal basso dei cittadini nelle decisioni e nei percorso governativi dei comitati e delle associazioni ambientaliste”.

Cosa si propone la rete?
“La rete stop di Stop Biocidio che riunisce circa 100 organizzazioni spontanee, sparse in tutta la regione Campania, nasce nel 2013 e fu promotrice di una manifestazione a Napoli che vide la partecipazione di più di 100.000 persone e fu l’inizio di un percorso nuovo costruito poi negli anni raccogliendo le proposte dei comitati e delle associazioni ambientaliste che erano entrati a far parte della rete. Oltre alle attività tantissime di mobilitazioni promosse su tutto il territorio regionale e di denunce in difesa dell’ambiente e della salute la rete ha promosso anche un ricorso alla corte europea di Strasburgo invocando il diritto alla intangibilità della propria vita privata e familiare come previsto dall’ex Articolo 8 della convenzione Europea. La rete è stata anche promotrice di un primo progetto di ricerca scientifica atto a ricercare il nesso di causalità tra malattie ecologiche e inquinamento ambientale. Inoltre nel mese di settembre del 2023 la rete ha organizzato il festival culturale Wimby che si è tenuto presso il Real sito di Carditello che ha avuto una rilevanza nazionale a respiro nazionale dove si sono tenuti work shop sulla legalità, ambientali, sulla camorra e sul lavoro. A tale evento hanno partecipato intellettuali storici e artisti di livello internazionale”.
La rete sta programmando il Wimby Fest 2024

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