Il controverso caso del bambino di 6 anni, già precedentemente escluso dalla scuola per motivi di iperattività e poi reintegrato dal TAR, continua a tenere banco nel dibattito pubblico. Il ritorno a scuola dell’alunno è stato nuovamente interrotto dopo soli due ore di lezione, evidenziando lacune nella gestione delle risorse scolastiche mettendo in difficoltà scuola e famiglia vede sconfitte di questa storia.

 

La scuola si è difesa dalla scelta di rimandare a casa questa bambino, motivando l’azione con la mancanza di un insegnante di sostegno e di un educatore, dichiarando apertamente di non essere in grado di gestire il comportamento del bambino. Il preside, dopo la breve riunione di emergenza, ha deciso di richiamare i genitori, accusando gli stessi di non aver prodotto una certificazione medica giusta, sottolineando la difficoltà nel gestire l’alunno in classe.

Il legale della famiglia invece ha ribadito la richiesta di attenersi alla decisione del tribunale, sottolineando il diritto di ogni alunno, inclusi quelli con difficoltà, di accedere all’istruzione con il supporto necessario. Enny Mazzella, portavoce dell’Associazione ADSS Docenti Specializzati sul Sostegno, ha aggiunto un importante contributo sottolineando che la storia di Ladispoli non è isolata. “Sono diversi i casi che gli insegnanti di sostegno affrontano nelle diverse scuole italiane“, ha dichiarato Mazzella, “e man mano che questi ragazzi crescono, se non è stato fatto un lavoro coordinato tra scuola, famiglia e terapisti, il problema diventa più incisivo. Gli insegnanti di sostegno specializzati sono in grado di gestire alunni così speciali e garantirne l’inclusione.

Enny Mazzella – portavoce dell’Associazione ADSS Docenti Specializzati sul Sostegno

Mazzella ha richiamato l’attenzione del Ministro Valditara sulla necessità di continuità nel sostegno, evidenziando che questa si ottiene con la stabilizzazione dei precari e non con gli insegnanti scelti dalle famiglie. Mettendo in luce la complessità della gestione delle necessità educative speciali, si solleva interrogativi sulla formazione del personale e sulla reale inclusività del sistema educativo.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara da canto suo ha condannato l’incidente, definendolo un fatto che “colpisce” e che “non deve ripetersi“. Ha ribadito sopratutto l’importanza di una scuola inclusiva che accoglie e valorizza le diversità, sottolineando che la scuola deve essere un ambiente sicuro per tutti gli alunni, indipendentemente dalle loro sfide.

Speriamo che oltre le parole del Ministro, ci si accorga tutti, che il sistema debba essere funzionale cosa che, dai fatti accaduti a Ladispoli, al momento non ci sembra.

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