Palermo, sospesa professoressa di matematica che insegnava la differenza tra 2.4 e 2.04 - Lercio

Si è discusso molto, specie in quest’ultimo mese dell’on. Vittorio Sgarbi, già sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, il cui incarico è da poco cessato (il 13 febbraio scorso, ndr.) per effetto di sue dimissioni (anche queste ultime poi revocate, chiedendo al Governo di “rinegoziare” il suo incarico e solo successivamente confermate in seguito ad un colloquio con la presidente Meloni). La vicenda del critico d’arte è balzata agli onori della cronaca ed ha infervorato l’opinione pubblica proprio per la carica istituzionale che quest’ultimo ha ricoperto fino a pochi giorni fa e nello specifico per presunte incompatibilità: il riferimento normativo qui è alla c.d. “Legge Frattini”, la l. 215/2004, in particolare per violazione dell’art. 2 comma 1, lettera D che sancisce l’incompatibilità, per un titolare di cariche di governo, delle attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo. Ebbene, Sgarbi non aveva mai rinunciato a tenere seminari e convegni a pagamento nonostante il fumus di incompatibilità con il suo ruolo istituzionale. In questi giorni molto caldi c’è stata anche una pronuncia dell’Antitrust che ha reso pubblico un parere di 60 pagine proprio sulle incompatibilità di Sgarbi, il quale, tra l’altro, si professava “professore”, ruolo puntualmente disattribuitogli dall’Antitrust stesso: il titolo del quale si fregiava, infatti, rappresenta inadatto alla sua condizione, non essendo professore né di ruolo né a contratto, né libero docente con docenza confermata (questi i presupposti del Consiglio di Stato per utilizzare il titolo).

Pregasi rettificare: Vittorio Sgarbi NON è professore ordinario – Alex Marini

Tale articolo, ad ogni modo, non si propone il fine di parlare specificamente di Sgarbi -per cui si rimanda opportunamente all’articolo de “Il Fatto Quotidiano”– piuttosto ha lo scopo di trattare, prendendo come punto di partenza l’abuso dell’ex sottosegretario, una riflessione sul ruolo del professore: il titolo di cui tanto si vantava il politico e critico d’arte non deve essere inteso come una medaglietta da aggiungere nel curriculum, come un ruolo come tanti altri, ma occorre comprendere la vera portata dell’essere “professore”.

L’Italia è quel Bel Paese dove ormai qualsiasi spiraglio di carriera, soprattutto per i più giovani, nel mondo delle professioni legate alla didattica e all’insegnamento sembra essere un lontanissimo miraggio tra TFA, percorsi abilitanti, anni di precariato, dottorati senza sbocchi, concorsi, sacrifici e annessi e connessi al mondo della scuola e dell’università (mondo del quale la nostra redazione cerca di raccontare quotidianamente uno spaccato, anche raccogliendone le istanze di tutti gli attori), ma è anche la nazione nella quale un perfetto estraneo alle dinamiche sopraelencate, abusando della propria fama, può “spacciarsi” per professore, per altro universitario.

L’essere professore è innanzitutto il viaggio (che, come si è visto è molto tortuoso) ma anche la meta che punto d’arrivo non è; è il confronto con gli studenti, sono le ore passate ad aggiornarsi, è la didattica da intendersi in tutte le sue sfaccettature, è la trasmissione di saperi ma anche anche di valori, di metodi e di approcci.
Il professore, il docente, a partire dalla scuola dell’infanzia e sino ai gradi più alti dell’istruzione è, nel bene e nel male, una guida per tutti i suoi alunni ed il suo ruolo per la società è tra i più importanti: la responsabilità di formare ed informare le nuove generazioni in maniera consapevole, l’onere di insegnare a 360°, il farsi portavoce delle problematiche dei propri studenti, il confronto e lo scambio (perché docendo discitur) e in alcuni casi anche la responsabilità di educare i propri studenti sono solo alcuni aspetti della professione più bella, più impegnativa e più difficile (perché non esiste alcun manuale che indichi come svolgerla al meglio) i quali “compiti” sono difficili e quasi impossibili da svolgere e da assolvere se non si esercita con il cuore, prima che con la mente e, forse, in questo l’onorevole Sgarbi ha peccato di tracotanza, millantando un titolo che non gli apparteneva davvero.

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