Lockdown

 

Lockdown. Passati quattro anni. Grandi speranze frantumate dallo scoglio della rimozione

Lockdown. Il quarto anniversario

Lockdown. Sono passati quattro anni da quel 9 marzo 2020. Il Presidente Conte lo annunciò. “Da oggi ci sarà l’Italia zona protetta. Siamo consapevoli di quanto sia difficile modificare le nostre abitudini. Ma purtroppo non c’è tempo. I numeri ci dicono di una crescita importante dei contagi, dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi. Ai loro cari va la vicinanza di tutti gli italiani. Dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa per il bene dell’Italia, e lo dobbiamo fare subito. Sto per firmare un provvedimento che potrei definire così: #iorestoacasa
Improvvisamente fummo calati in una strana dimensione, che definirei stra-ordinaria, in quanto la nostra finitudine tornava a starci accanto. Fino ad allora l’ordinarietà era alleggerita dalla pornografia del limite umano, declinata nell’esperienze-limite (K. Jaspers) della sofferenza, della malattia e della morte. Il vuoto fu riempito dal credo della giovinezza, rappresentata come modello di efficienza fisica e mentale. A questo modello molti cinquantenni, sessantenni… si adeguarono nascondendo le “rughe del tempo” attraverso interventi sul proprio corpo o più semplicemente nascondendo le parti del fisico toccati dal processo d’invecchiamento.
Durante il lockdown saliva impetuoso il desiderio di tornare al “prima”, “alla normalità”, portandoci con noi l’esperienza della stra-ordinarietà che doveva renderci migliori.

Il ritorno alla normalità pre-Covid

Dopo quattro anni la speranza di uscire dalla pandemia diversi, migliori e rappacificati con la nostra dimensione creaturale si è infranta. La grande onda è andata a sbattere contro lo scoglio della rimozione. La normalità pre-covid è tornata preponderante. I conflitti sono aumentati (russo/ucraino, Israele/Palestina). La morte e la sofferenza trasbordano, coinvolgendo, ovviamente la parte più debole dell’umanità (bambini, anziani). Il liberismo è tornato più feroce di prima, schiacciando come un rullo la Sanità e la Scuola, tornate ad essere delle voci in perdita. I conflitti sociali, i licenziamenti, la ricollocazione delle aziende dove conviene meglio…
Interessante una riflessione di C. De Gregorio su La Repubblica di oggi (Le vane lezioni del lockdown) cke conlude “…siamo scarsi. Come siamo sciocchi e avidi, incapaci di evolvere. Ci vorrebbe un’altra pandemia? Ma no, certo che no, per carità. Però in certi momenti, all’ora del tg, davanti a tanta ferocia, davanti a tanta stupidità, a tanto blablabla inutile e vanesio pensi mah. Chi lo sa. Non vi ricordate niente, dunque? Tutto finito, inesistito, svanito? Che memoria breve, abbiamo tutti. Quattro anni. Hai voglia a ricordare la memoria dei secoli, il pericoloso ritorno della Storia e delle storie, se abbiamo già dimenticato il nostro ieri“.

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