Nuovi insegnanti di sostegno, il posto fisso non è più una certezza: flash mob a Palermo

«Nel cassetto avevamo il sogno di un’assunzione a tempo indeterminato, invece dovranno chiederci l’ennesima abilitazione». Sono i docenti specializzandi di sostegno che stanno frequentando l’anno di Tfa, che questa mattina hanno improvvisato un flash mob in viale delle Scienze, sede dell’università degli studi di Palermo. Più di 50 aspiranti docenti hanno occupato le scale esterne dell’edificio 19, mettendo in vista cartelli con le lettere a formare il messaggio «un unico impegno: docenti uniti a tutela del sostegno». Uno slogan comune, rilanciato dagli specializzandi di tutti i Tfa d’Italia, da Piacenza a Roma, dove si è svolta una grande manifestazione. Il meccanismo legislativo che garantiva loro l’immissione in ruolo sul sostegno, infatti, non sarà più applicato dal prossimo anno scolastico. E così chi oggi sta spendendo tempo, impegno e denaro per una specializzazione di un anno, si ritroverà con un’abilitazione all’insegnamento in più, ma senza alcuna certezza di poter avere il posto fisso. Con l’abolizione dell’articolo 59, infatti, chi si specializza quest’anno passa in prima fascia, ma non c’è più l’immissione in ruolo come avveniva negli ultimi tre anni. «Fra l’altro per essere ammessi a questo anno di formazione ci sono prove scritte e orali da superare – spiegano i manifestanti – insomma non è certo una passeggiata».

Uno slogan comune, rilanciato dagli specializzandi di tutti i Tfa d’Italia, da Piacenza a Roma, dove si è svolta una grande manifestazione.

 

Il meccanismo legislativo che garantiva loro l’immissione in ruolo sul sostegno, infatti, non sarà più applicato dal prossimo anno scolastico. E così chi oggi sta spendendo tempo, impegno e denaro per una specializzazione di un anno, si ritroverà con un’abilitazione all’insegnamento in più, ma senza alcuna certezza di poter avere il posto fisso. Con l’abolizione dell’articolo 59, infatti, chi si specializza quest’anno passa in prima fascia, ma non c’è più l’immissione in ruolo come avveniva negli ultimi tre anni. «Fra l’altro per essere ammessi a questo anno di formazione ci sono prove scritte e orali da superare – spiegano i manifestanti – insomma non è certo una passeggiata».

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