Progetti e burocrazia nelle scuole nel mirino della denuncia del Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di don Lorenzo Milani, con Rosy Bindi leader, tali pratiche accessorie distolgono gli insegnanti dalla loro missione pedagogica, quanto denunciato al Rettorato dell’Università Roma Tre durante l’evento di carattere culturale: “Una scuola per cittadine e cittadini sovrani”.

“Chi oggi ama don Milani – dichiara Bindi – rischia di apparire controcorrente. Il valore dell’istruzione pubblica non è più centrale e la scuola non è più sentita come un bene comune, come la leva più importante di emancipazione e promozione umana. Don Milani, con la sua scuola rigorosa ed esigente, aveva messo i ragazzi più poveri in grado di conquistare la propria dignità. Oggi non è così, basta guardare ai dati sulla dispersione scolastica e alla povertà educativa”.

Tornano in auge i tre punti fondamentali dichiarati e rivendicati da Lettera a una professoressa:

non bocciare, ovvero fare scuola in modo che tutti raggiungano i risultati previsti, intervenendo in modo inclusivo e non punitivo per superare difficoltà di apprendimento;

tempo pieno per tutti, in particolare nel Mezzogiorno dove ogni cinque anni se ne perde uno, per ridurre il divario tra chi può contare su contesti familiari favorevoli e chi no;

motivare allo studio e favorire l’impegno nella società.

(da Lettera ad una Professoressa, Don Milani)

 

 

“Il nostro appello – ha sottolineato la presidente – non si limita a chiedere maggiori risorse e una politica che finalmente investa sulla sostenibilità e la centralità dell’istruzione pubblica. C’è bisogno di una scuola che sappia includere, attenta ai bisogni educativi dei ragazzi, che sviluppa le capacità critiche e l’autonomia dei ragazzi, che sappia assicurare a tutti di raggiungere al termine di ogni ordine di studi le competenze previste”.

 

Secondo Rosy Bindi “ci sono tanti esempi positivi di scuole che attuano, come chiediamo nel nostro appello, il mandato costituzionale. Una di queste ė la scuola di Pioltello dove il 40% degli studenti è musulmano e che per questo ha deciso di dichiarare vacanza il giorno in cui finirà il ramadan. Purtroppo ci sono esempi meno buoni, come quelli del Liceo di Partinico dove gli studenti hanno bocciato la proposta di titolare la loro scuola a Peppino Impastato, perché il suo nome sarebbe stato divisivo”.

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