Insulti ed offese sui social

Attenzione ai post troppo “vivaci” su facebook, Instagram , anche al difuori dell’ orario di lavoro ed anche su argomenti che esulano dalla vita lavorativa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6543 del 21 febbraio 2024, ha stabilito che il datore di lavoro può licenziare il dipendente che pubblica insulti o offese sui social, anche se questo avviene al di fuori dell’orario di lavoro e su argomenti che non riguardano la propria attività lavorativa.

Il caso

Un dipendente aveva pubblicato su Facebook commenti offensivi in merito alla decisione di alcuni Stati americani di limitare il diritto all’aborto.

L’azienda lo aveva licenziato per giusta causa, contestando l’inopportunità delle sue espressioni e il fatto che queste potessero danneggiare l’immagine aziendale poiché divulgate in uno spazio aperto di un profilo social.

La decisione della Corte

La Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento, affermando che il datore di lavoro ha il dovere di tutelare l’immagine aziendale, anche al di fuori dell’orario di lavoro. I giudici hanno spiegato che i social media hanno una portata ampia e immediata, e i contenuti pubblicati possono essere facilmente visti da un grande numero di persone e quindi le espressioni offensive del dipendente possono ledere la reputazione aziendale e danneggiare il rapporto di fiducia con i clienti e i dipendenti.

La Social Media Policy

La Corte ha inoltre sottolineato che la presenza di una Social Media Policy aziendale, che specifica le regole di comportamento da tenere sui social, può rafforzare il diritto del datore di lavoro di licenziare un dipendente che viola tali regole.

Il diritto di critica

La Corte ha infine precisato che il diritto di critica del dipendente non è assoluto e deve essere bilanciato con il dovere di mantenere un comportamento corretto e professionale.

Una sentenza che fornisce importanti chiarimenti ai dipendenti che devono essere sempre consapevoli del fatto che i loro post possono avere conseguenze negative per la loro carriera lavorativa.

Precedenti giurisprudenziali

La sentenza in commento si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato che riconosce al datore di lavoro il potere di tutelare l’immagine aziendale anche al di fuori dell’orario di lavoro.

Si veda, ad esempio, la sentenza della Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 4567 del 10 gennaio 2024, in base alla quale il datore di lavoro può licenziare un dipendente che pubblica su Facebook foto offensive del suo superiore gerarchico.

Orientamenti minoritari

In dottrina e giurisprudenza si registrano alcuni orientamenti minoritari che contestano la legittimità del licenziamento per post offensivi sui social pubblicati al di fuori dell’orario di lavoro.

Tali orientamenti sostengono che il diritto di critica del dipendente prevale sul dovere di fedeltà all’azienda, soprattutto quando i post non sono direttamente collegati all’attività lavorativa.

Evoluzione giurisprudenziale

La tendenza prevalente della giurisprudenza, tuttavia, è quella di riconoscere al datore di lavoro un ampio potere di controllo sull’utilizzo dei social media da parte dei dipendenti, anche al di fuori dell’orario di lavoro, tendenza giustificata dalla crescente importanza della comunicazione via social media e dalla considerazione che la reputazione delle aziende nell’economia digitale passa anche attraverso i comportamenti pubblici dei propri dipendenti.

Autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.