Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita studenti e insegnanti a commemorare la strage di Pizzolungo, avvenuta il 2 aprile 1985, tramite un progetto che valorizza gli elaborati dei giovani. La memoria di Barbara Rizzo e dei suoi figli gemelli uccisi in un attentato di Cosa Nostra viene mantenuta viva per sensibilizzare sulle devastanti conseguenze della mafia e per promuovere la cultura della legalità.


Il 2 aprile 1985, a Pizzolungo, nel trapanese, la mafia colpiva ancora una volta, portando via la vita di tre innocenti: Barbara Rizzo e i suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore Asta. Questa strage, perpetrata nell’ambito di un attentato dinamitardo contro il magistrato Carlo Palermo, resta impressa nella memoria collettiva come un tragico simbolo della brutalità e dell’indifferenza della mafia.

 

Oggi, 39 anni dopo quel tragico evento, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani lancia un appello alla memoria, invitando studenti e insegnanti a partecipare al progetto #inostristudentiraccontanoimartiridellalegalità. L’obiettivo è mantenere vivo il ricordo di Barbara Rizzo e dei suoi figli attraverso gli elaborati dei giovani, che saranno condivisi e valorizzati sui canali social del CNDDU.

La storia di Barbara e dei suoi figli, vittime innocenti della ferocia mafiosa, è un monito contro l’omertà e la complicità che ancora oggi minacciano la società. Attraverso la testimonianza di un bambino della scuola dell’infanzia di Trapani, che durante i funerali pronunciò una commovente preghiera per l’anima delle vittime, emergono la fragilità e la vulnerabilità delle persone di fronte alla violenza criminale.

Anche la cultura popolare ha reso omaggio a Giuseppe e Salvatore Asta: i Modena City Ramblers li hanno immortalati nella canzone “Beppe e Tore”, ricordando i loro sogni interrotti e la loro innocenza spezzata dalla violenza mafiosa. Questi giovani, simboli di speranza e vitalità, sono diventati icone di resistenza e memoria nella lotta contro la mafia.

Il CNDDU invita tutti a partecipare attivamente al progetto di commemorazione, segnalando gli elaborati che raccontano la storia di Barbara e dei suoi figli e contribuendo così a diffondere la cultura della legalità e della memoria collettiva. Attraverso la condivisione delle loro storie, ci impegniamo a mantenere vivo il ricordo delle vittime della mafia e a combattere l’ingiustizia e l’illegalità che ancora minacciano la nostra società.

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