Nel dibattito politico attuale, l’attenzione si concentra sul ruolo dei sindacati nella tutela del personale ATA (Amministrativo, Tecnico e CS), in seguito alla presentazione di emendamenti riguardanti la proroga dei contratti PNRR e agenda sud.

 

Dal prossimo 9 aprile, due emendamenti saranno votati nella quinta Commissione della Camera dei Deputati, sollevando interrogativi sulla stabilità occupazionale di circa 6000 ATA.

Il comunicato stampa, emesso dal Comitato per la proroga dei contratti PNRR e AGENDA SUD dei collaboratori scolastici, critica aspramente sia la classe politica che i sindacati, evidenziando una serie di contraddizioni e mancanze nell’azione sindacale. L’accento è posto sulla recente firma del “nuovo” contratto collettivo nazionale di categoria, valido retroattivamente per il triennio 2019/2021, che ha lasciato insoddisfatti molti lavoratori del comparto scuola, rimasti con stipendi stagnanti.

Inoltre, il comunicato evidenzia le divergenze e l’inefficacia delle azioni intraprese dai principali sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL, ANIEF, GILDA e SNALS) riguardo alla proroga dei contratti e alla tutela dei diritti dei lavoratori.

Le posizioni contrastanti espresse dai rappresentanti sindacali in merito alla questione rivelano un quadro di confusione e inadeguatezza nel mondo sindacale che fa paio con quello politico.

La richiesta è quindi chiara, intervenire in modo urgente, il governo faccia la sua parte e garantisca la proroga dei contratti in scadenza, per rendere strutturale l’organico aggiuntivo.

Una richiesta di buon senso, una necessità imprescindibile per assicurare dopo anni di pene, il regolare svolgimento delle attività scolastiche sempre carenti di personale e la continuità occupazionale del personale ATA.

Il comunicato termina sottolineando l’importanza vitale del ruolo svolto dai collaboratori scolastici non più bidello, ma uomini e donne di gran valore professionale e umano.


Il governo e i sindacati si impegnino davvero a prendere misure concrete per affrontare questa situazione di precarietà creata dall’inadeguatezza di una classe dirigente che dovrebbe fare un grosso “mea culpa” garantendo a tutti un lavoro dignitoso e stabile non promesse fasulle.


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