Qualche giorno fa ho dovuto soccorrere una undicenne che piangeva a dirotto con la testa china sul banco. Succede, ciò che non dovrebbe succedere è la motivazione che mi ha dato una volta fuori dall’aula:
– Niente prof (le donne iniziano sempre così quando hanno qualcosa di importante da comunicare… ) è che mi sono lasciata! – ed io, fingendo complicitá: – oh, mi dispiace tanto, ma perché stai così male, è successo qualcosa in particolare? Da quanto tempo eravate fidanzati? –
– No prof, è che mi ero fissata solo io ma lui mi ha fatto capire che non vuole – (??!?!!!!!?)
– No scusa, ho capito bene che non eri nemmeno fidanzata con questo ragazzino? E stai così male? –
– Sí prof perché non voglio più essere single, tutte le mie amiche si sono fidanzate e io no, non ce la faccio più -.
Ok, mi son detta, questo è il momento dei superpoteri. Per chi non lo sapesse i superpoteri sono quelli che ogni giorno, qualunque insegnante mediamente ignaro di possederli, si ritrova ad utilizzare a sua totale insaputa di fronte ad una situazione inaspettata. Per ogni insegnante c’è sempre un’esperienza da superpoteri dietro l’angolo, di quelle in cui ti devi armare tu da solo ed inventare subito qualcosa prima che la situazione degeneri o si concluda senza che tu abbia lasciato il segno, il che, per un insegnante che lavora con passione è inaccettabile. Inutile dire che non appena la bambina mi ha confessato la pena per essere ancora single, la mia prima reazione istintiva è stata una grassa risata, ma grazie ai superpoteri di cui sopra sono riuscita a trattenermi. Dunque ho assunto una posa abbastanza serafica e mentre lei attendeva risposte come davanti all’oracolo di Delphi, ho deciso di agire con una cura omeopatica, per la serie, visto che stai male io ti faccio stare peggio. Pertanto, una volta appreso che l’oggetto delle sue attenzioni era un dodicenne, ho sentenziato:
– ha fatto bene a dirti di no, le ragazzine fidanzate sono insopportabili, pretendono fedeltà, dedizione e cura come fossero trentenni e per un ragazzino tutto questo è impossibile! Sono piccoli, e di fare le cose sul serio non gliene importa assolutamente nulla! Dovresti ringraziarlo, è stato onesto, e magari intanto potresti pensare a coltivare qualche passione al di là della scuola, che ne so, uno strumento o dello sport, vedrai che a questi corsi pomeridiani si fanno anche belle amicizie -.
Ho capito che non mi ha mandata a quel paese perché non ho detto a lei che era troppo piccola per le questioni di cuore, usando viceversa il povero malcapitato come capro espiatorio e rendendo, in tal modo, la cosa più accettabile. Infine ho concluso la mia arringa difensiva del dodicenne andando al sodo: – ma poi scusa, si può sapere perché è così importante per te essere fidanzata? Ti manca forse avere l’approvazione degli altri? Eppure sei una ragazzina intelligente, sei socievole e molto carina, qual è il problema? –
–  Non è vero prof, di me non mi piace niente, non ho avuto nemmeno il ciclo -.
E così siamo arrivate al dunque, anche lei vittima dell’epidemia della scarsa autostima.
Questa piccina è uno dei tanti casi al femminile educata e cresciuta con il mito della seduzione ad ogni costo, che peraltro per loro è una gara a chi fa prima: prima seduci più ti sembra di contare qualcosa, e decenni di lotta per l’emancipazione femminile e la parità di genere vanno a farsi friggere, di fronte ad una realtà  ferma agli anni ’50 e molto più diffusa di quanto sembri. Anche peggio degli anni ’50, in verità, perché almeno all’epoca la direzione obbligata verso la sottomissione si percorreva un pó dopo gli 11 anni. Questi nuovi prodotti del degrado sociale al femminile hanno genitori mediamente ignoranti e mediamente assenti che, piuttosto che guidare le figlie sulla strada della curiosità e della conoscenza, accettano di vederle imbellettate già nella preadolescenza, atteggiandosi ad 11/12 anni come se ne avessero 15 e a sedici anni come se ne avessero 25. Sono le stesse ragazzine a cui appartengono quelle già dedite alla “beauty routine” a 12/13 anni, ribattezzate “sephorakids”, su cui si è lanciato un allarme proprio in questi giorni, sono quelle che poi, alle superiori, sperimentano il filler alle labbra e che per il 18esimo, se non ne sono provviste in natura in abbondanza, si fanno regalare le protesi al seno. A 20 anni hanno già sperimentato tutto sul sesso, non riescono ad avere relazioni stabili, e magari si fanno anche maltrattare dal fidanzato ipergeloso e possessivo, finendo molto più spesso di quanto si pensi in relazioni tossiche. A 30 anni queste donne saranno probabilmente già annoiate dalla vita ed a 40 sentiranno la necessità di rifare tutto daccapo, indipendentemente dal loro stato civile, sposate o no, madri o no, conviventi o single,  il tutto se ci arrivano vive, in salute e con l’energia sufficiente per ricominciare.

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