Una volta approvato in Senato il DDL S.924 bis, dal titolo: “Revisione della disciplina in materia di valutazione del comportamento delle studentesse e degli studenti”, è tutto un proliferare di proclami da parte dei componenti delle varie commissioni che lo hanno sottoscritto, sull’importanza del voto in condotta e di tutte le novità introdotte per rendere il comportamento degli alunni sanzionabile e per questo, solo per questo, migliorabile. Il testo è qui e la sintesi è già stata ampiamente divulgata, in queste ultime 24 ore. Ce n’è per tutti: dal primo ciclo in poi, da oggi gli studenti dovranno stare molto attenti al voto in condotta che, alle superiori, potrebbe anche pregiudicare l’ammissione all’esame di Stato. Il problema non è tanto la misura adottata, più o meno opinabile e sulla quale i docenti di ogni grado di istruzione si stanno già esprimendo; piuttosto è innegabile che, in particolare per le sanzioni previste, quasi in ogni comma del DDL si faccia riferimento all’Educazione Civica, una materia trasversale, organizzata male ed insegnata anche peggio, sulla quale si continua a non voler investire un centesimo per darle la dignità che merita dal 2019, affidandola a docenti esperti curricolari. Nel caso del DDL in questione, piuttosto che limitarsi a ricordare che esistono i docenti della A046, il cui contributo sarebbe cruciale per ripristinare una reale cultura del Diritto, della legalità e della cittadinanza attiva in tutte le scuole di ogni ordine e grado, l’occasione è gradita per fare qualche considerazione sulla soluzione adottata dal testo legislativo per risolvere i casi più ostici, che di comportarsi bene a scuola proprio non vogliono saperne. Il comma 4 dell’art.1 , a tale proposito, introduce la finalità dell’intero DDL, ovvero “… ripristinare la cultura del rispetto, affermare l’autorevolezza dei docenti delle istituzioni scolastiche secondarie di primo e secondo grado del sistema nazionale di istruzione e formazione, rimettere al centro il principio della responsabilità e restituire piena serenità al contesto lavorativo degli insegnanti e del personale scolastico, nonché al percorso formativo delle studentesse e degli studenti... “. Un nobile intento, pertanto, per raggiungere il quale però, si indica quella indicata al comma 5 come strada da percorrere :

l’attribuzione del voto di comportamento inferiore a sei decimi in fase di valutazione periodica comporta il coinvolgimento della studentessa e dello studente oggetto della valutazione in attività di approfondimento in materia di cittadinanza attiva e solidale, finalizzate alla comprensione delle ragioni e delle conseguenze dei comportamenti che hanno determinato tale voto”, e ancora che, “per le studentesse e gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che abbiano riportato una valutazione pari a sei decimi nel comportamento, il consiglio di classe, in sede di valutazione finale, sospende il giudizio senza riportare immediatamente un giudizio di ammissione alla classe successiva e assegni alle studentesse e agli studenti un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale“, disponendo poi la bocciatura in caso di mancata presentazione dell’elaborato prima dell’inizio dell’anno scolastico successivo o in seguito a valutazione non sufficiente da parte del consiglio stesso.

Ora, con tutto il rispetto per le buone intenzioni a costo zero del Ministero, e con tutti gli sforzi possibili che si stanno compiendo sempre a costo zero, ci si chiede umilmente se davvero la strada maestra per restituire dignità e serenità ai docenti possa mai essere un compitino di Educazione Civica, oppure un invito, per quanto accorato ed autorevole, rivolto da parte di un insegnante ad uno studente indisciplinato, irrispettoso delle regole e magari pure violento, a riflettere sulle cause dei suoi comportamenti imponendogli un potenziamento di Educazione Civica all’occorrenza. Perché in buona sostanza, su un tema così delicato e spinoso, il DDL voluto da Valditara questo dice. La domanda dunque è: “come si fa a credere nell’efficacia di soluzioni del genere?“. Più che essere adeguate ai tempi che corrono e ad una reale emergenza educativa e sociale, i debiti in Educazione Civica e le discussioni sui massimi sistemi con ragazzi difficili che, nella migliore delle ipotesi, considerano inutile la scuola ed anche gli insegnanti, ricordano piuttosto i maestri delle elementari di qualche decennio fa che intimavano al bambino che si era comportato male di mettersi faccia al muro per qualche minuto oppure di recarsi dietro alla lavagna a riflettere. A quei tempi tali punizioni risultavano mortificanti per chi le subiva ma nemmeno producevano chissà quali effetti, fermo restando che si arrivava a tanto anche se nel corso della lezione qualcuno si era permesso di ridere mentre il maestro spiegava. Oggi è un pó diverso, e se parliamo di cultura del rispetto un giorno sì e l’altro pure è perché l’abbiamo persa del tutto, e francamente, per chi la scuola la vive ogni giorno, queste misure adottate dal Governo per ripristinarla fanno un pó sorridere, fermo restando che no, non aiuteranno proprio nessuno di noi a sentirsi più sicuri e più rispettati a scuola.

 

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