L’Unione Degli Studenti si dichiara contraria alla riforma “che crea scuole di serie a e di serie b” e afferma che gli studenti sono pronti a mobilitarsi 

Il 23 aprile avverrà la votazione alla Camera dei Deputati del disegno di legge presentato dal ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, recante l’istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale, ma le organizzazioni studentesche sono contrarie.

“Da anni sosteniamo come il rapporto che attualmente intercorre tra istruzione e lavoro presenti non poche criticità, che hanno portato alla morte di tre studenti durante percorsi di stage e più recentemente all’ennesimo grave infortunio – esordisce Bianca Chiesa, coordinatrice nazionale dell’Unione Degli Studenti, sindacato studentesco – Un sistema come quello attuale – che prevede la partecipazione degli studenti al processo produttivo – sta comportando per legge la creazione di manodopera gratuita per le aziende, senza alcun reale obiettivo formativo per il corpo studentesco.

Innanzitutto riteniamo grave la centralità che viene posta negli obiettivi della legge, di una scuola che introduca al mondo del lavoro per rispondere alle “necessità produttive del Paese” – spiega Alice Beccari, responsabile comunicazione dell’esecutivo nazionale dell’UDS – Riteniamo infatti che il ruolo della scuola non possa essere quello di inserire gli studenti nel mondo del lavoro, ma debba prima di tutto essere quello di formare e di garantire lo sviluppo del pensiero critico degli studenti, capace anche di mettere in discussione l’attuale sistema produttivo.

“In secondo luogo ci dichiariamo contrari all’attivazione dei percorsi professionali quadriennali – le fa eco Chiesa – che portano ad un importante rimodulazione dell’orario per quanto riguarda le materie non di indirizzo. Diminuendo le ore relative alle materie generali, previste da tutte le scuole, si diminuisce drasticamente anche la possibilità che queste possano dare agli studenti gli strumenti per sviluppare pensiero critico e consapevolezza civica. I percorsi quadriennali così come proposti rendono ancora più complesso l’accesso a percorsi universitari o di formazione superiore se non legati strettamente al percorso già avviato”.

“Inoltre è prevista dal disegno di legge la stipulazione da parte delle regioni e degli uffici scolastici regionali di accordi con enti sia privati che pubblici al fine di integrare l’offerta formativa – prosegue Beccari – La relazione con enti esterni non regolata lascia spazio al possibile coinvolgimento degli studenti all’interno dei processi produttivi invece che solo in attività laboratoriali che permettano l’esperienza pratica senza prevedere anche il lavoro gratuito. Manca inoltre di prevedere l’istituzione di un codice etico nazionale che garantisca che non siano stipulati accordi con aziende inquinanti o sotto processo per corruzione o sfruttamento. La proposta non dispone infine nessun tipo di limite legato alla necessità della coerenza di tali accordi con il percorso formativo e alla garanzia che nell’introduzione sempre più specializzata all’interno del mondo del lavoro gli studenti non si trovino poi, costretti da competenze troppo specializzate, a lavorare esclusivamente per un’unica azienda, escludendo possibilità di acquisire competenze valide in più ambiti lavorativi”.

“Infine per garantire il monitoraggio di tali percorsi viene previsto il Comitato di monitoraggio che però non prevede la partecipazione delle organizzazioni studentesche – proseguono gli studenti – escludendo dall’organo proprio le rappresentanze di coloro a cui i percorsi sono dedicati tenendo invece le rappresentanze datoriali che hanno interesse diretto nella formazione professionale piuttosto che su quella culturale e civica”.

“Da anni presentiamo alla politica e al Ministero la nostra proposta di riforma del rapporto vigente tra mondo della formazione e della produzione. È necessario discutere dell’abolizione dei PCTO e delle forze di alternanza tra scuola e lavoro previste dalla Buona Scuola del 2015, in favore della restituzione del ruolo di centralità nella formazione alla scuola pubblica. Dobbiamo immaginare un’istruzione ed una didattica che non siano subordinate alle richieste delle imprese, ma che educhino al pensiero critico nei confronti del mondo del lavoro.

Proponiamo la strutturazione di un’istruzione integrata, che preveda percorsi di interazione e contatto tra scuola e lavoro con fini educativi e coerenti con gli obiettivi formativi del percorso scolastico, attraverso percorsi immaginati all’interno di Commissioni Paritetiche istituite in ogni istituto. Tali percorsi devono essere completamente sicuri ed estromessi da ogni processo produttivo e devono prevedere corsi di formazione sui diritti sindacali svolti assieme alle sigle sindacali confederali, per tutti gli studenti che vi partecipano.”

“Le nostre proposte sono state costruite assieme al corpo studentesco tutto e alla sua rappre e sono pubbliche da tempo. Richiediamo urgentemente una convocazione reale delle organizzazioni e delle rappresentanze studentesche, al fine di produrre riforme che vadano incontro alle reali esigenze degli studenti e che ne rispettino i diritti previsti dallo Statuto, nel frattempo non cesseremo di mobilitarci in tutto il paeseconclude Chiesa.

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