Scuole aperte d'estate

Scuole aperte d’estate. Tutto nasce da un dato non contestualizzato. L’inadeguatezza strutturale di molte scuole. Una proposta sensata

Scuole aperte d’estate. La polemica inutile e poco contestualizzata

Scuole aperte d’estate. L’istituzione vive di riti. Il riferimento non è con date particolari (inizio fine anno scolastico) ed eventi (esami di maturità).  Ci riferiamo alle polemiche intorno ai  compiti per le vacanze (Si/No), alle estati troppo lunghe. Da diversi anni la questione dei tre mesi di vacanza caratterizza la chiusura della scuola e le settimane successive. Inizialmente molti evidenziavano la condizione favorevole dei docenti, dimenticando però che molti di loro sono impegnati fino a giugno o luglio. Da due tre anni si preferisce spostare l’attenzione sullo stop prolungato nel processo di apprendimento con inevitabili conseguenze sul mantenumento dei livelli di conoscenza, abilità acquisiti dai ragazzi. Chi sostiene questa tesi dimentica che si apprende non solo scolasticamente, ma anche in tante altre situazioni. Inplicitamente si dichiara l’eccessiva lunghezza delle vacanze estive e quindi la brevità dell’anno scolastico.
Non è così! Un personale contributo basato sul rapporto Eurydice conferma che in Italia si va a scuola, quasi o quanto gli altri Paesi. Il problema è una migliore distribuzione delle pause durante l’anno scolastico, ma anche in questo caso si avrebbero dei problemi. Il riferimento è alla  proprietà commutativa sociale. Scritto diversamente, molti genitori avrebbero i medesimi problemi prima di nuove vacanze (autunnali, primaverili…)

Una proposta alternativa e sensata

Da qui si comprende il rinnovato impegno del governo per il Piano estate scuole 2024. L’impegno finanziario è aumentato significativamente. Infatti si parla di 400 milioni a fronte degli 80 milioni dello scorso anno. Lo sforzo finanziario va riconosciuto.
Si conosce poco o nulla sui risultati qualitativi e non semplicemente partecipativi (scuole, progetti…) all’iniziativa degli ultimi due anni. Interessante la proposta di  P. Balduzzi su Il Messaggero (18 aprile). In sintesi invita il governo a dare un contributo alle famiglie interessate da girare a strutture territoriali non scolastiche quali palestre, oratori, centri ricreativi. I ragazzi avrebbero il grande vantaggio di cambiare contesto, compagni e offerta con inevitabili vantaggi sulla persona.
Probabilmente la proposta cadrà nel vuoto, perché costosa. E allora spazio al piano ottimizzato anche nei compensi.

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