La situazione degli stipendi nel settore della scuola italiana continua a destare preoccupazione, con retribuzioni nettamente inferiori rispetto ad altri settori della Pubblica Amministrazione, oltre le promesse della politica in campagna elettorale la scuola da destra a sinistra, passando per il centro, resta ed è un bancomat di Stato dove prelevare risorse e mai un vero e proprio punto di riferimento per il futuro del Paese.

 

Secondo gli ultimi dati INPS, il salario medio annuo lordo per il personale scolastico si attesta a soli 24.667 euro, mentre nella PA si registrano mediamente 34.153 euro e nelle forze armate addirittura 47.000 euro.

Questi dati, confermano la drammatica disparità salariale che persiste nel comparto dell’istruzione, dove il personale risulta essere il più sottopagato dell’intera Pubblica Amministrazione.

La presenza massiccia di lavoratori precari e la mancanza di risorse adeguate hanno contribuito a questa situazione, aggravata dal blocco stipendiale che ha caratterizzato il settore tra il 2008 e il 2018.

Dall’analisi statistica contenuti nel Dossier Uil Scuola Rua, condotta sui dati relativi al periodo 2015-2023, il numero di persone impiegate con contratti a tempo determinato è raddoppiato, passando dal 12% al 24% del totale. Questa crescita costante, pari a quasi due punti percentuali ogni anno scolastico, ha portato a un attuale contingente di 234.576 insegnanti precari su un totale di 943.680 docenti in servizio. Tale fenomeno non risparmia neanche il personale Ata, con una percentuale del 21,64% di contratti precari nel 2023, rispetto al 12,75% registrato otto anni fa.

Secondo sempre lo studio della UIL Scuola Rua per stabilizzare 250 mila precari basterebbero 180 milioni di euro, con un costo per unità di personale di 716,12 euro. Una cifra nemmeno introvabile se pensiamo ai 400 milioni trovati ultimamente dal Ministro Valditara per il Piano Estate.

Autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.