Sono sempre più gli iscritti alle università online, mentre sempre meno sono gli studenti che optano per un percorso accademico “tradizionale” e svolto in presenza: +410% di iscritti durante gli anni della pandemia è la percentuale mostruosa che fa paura agli atenei classici.

 

È questo il dato di fatto che si sta consolidando ogni giorno di più in Italia e ciò non dovrebbe affatto meravigliare chi legge, se si considerano i diversi fattori che spingono gli studenti a scegliere una telematica: in primis la possibilità di seguire le lezioni comodamente da casa (se non addirittura in alcuni casi persino la possibilità di sostenere gli esami online); flessibilità oraria e possibilità di accedere sempre e comunque alle lezioni, anche on demand (perché registrate); l’assenza di test di ingresso; nella maggior parte dei casi la mancanza di obbligo di frequenza; prove d’esame spesso più agevolate rispetto alle tradizionali; presenza di maggiori investimenti soprattutto nella didattica, nella ricerca e nella innovazione (il che spinge, oltre che gli studenti, anche illustri docenti universitari ad abbandonare gli atenei in presenza ripiegando nelle telematiche) e, soprattutto, la parificazione sostanziale del titolo di laurea.

 

Quale sarà il futuro che attende l’accademia italiana?

Non ci è dato saperlo, ciò che è certo invece è il fatto che la didattica e il mondo dell’università tutto stanno cambiando alla velocità della luce e per le università tradizionali è difficile stare al passo con i tempi.

Quando all’inizio degli anni duemila furono istituite le prime università telematiche erano in pochi a credere che queste ultime avrebbero potuto rimpiazzare gli atenei in presenza. Ad oggi lo scenario è ben diverso e la crescita delle università online è stata repentina e degna di nota: citando i dati ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca, ndr.) c’è stato un incremento degli iscritti nel decennio 2012-2022 dal 2,5% all’11,5% (da 44mila nel 2012 a 224mila nel 2022).

Da parte delle università tradizionali (che pur sempre ad oggi detengono comunque la maggioranza degli iscritti) c’è da aspettarsi una risposta importante, innovativa e che sia al passo con i tempi. Sicuramente un punto di forza degli atenei classici sta nella socialità (che forse anche questa si è persa post COVID): l’università deve necessariamente tornare ad essere un luogo di confronto, di scambio, non solo ideologico e culturale ma dove possa pienamente svilupparsi la personalità umana (come ci ricorda l’art. 2 Cost.) anche semplicemente favorendo la nascita di nuove amicizie e, perché no, amori. Un qualcosa che nessuna telematica in nessuno dei (vantaggiosissimi) pacchetti offerti potrà dare.

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