Le origini di questo drink sono ancora confuse: secondo alcuni autori fu un’idea di Charley Connolly, il bartender del Players Club di New York City che modificò la ricetta originale del Martini, inserendo la cipollina al posto dell’oliva e dandogli il nome. Nel 1908 il drink compare nel libro TheWorld’s Drinks and How to Mix Them di William Boothby.
Altre leggende danno diverse attribuzioni del cocktail a personaggi come Charles Dana Gibson, un disegnatore americano, autore delle Gibson Girls, coloro che dovevano rappresentare le ragazze americane del ventesimo secolo.


Un’altra storia narra invece che l’autore fu un diplomatico americano che ideò questa variante del Martini durante il Proibizionismo. Essendo astemio, ma non potendo rifiutare i drink nei ricevimenti ufficiali presso le ambasciate, chiedeva di versare dell’acqua nella coppetta e guarniva l’analcolico drink con una cipollina. Una storia simile parla di un banchiere di nome Gibson che amava concludere i suoi affari a pranzo: mentre gli ospiti bevevano il classico Martini, lui per restare sobrio si faceva servire acqua fredda nella coppetta e una cipollina. Quest’ultima doveva servire a distinguere i Martini alcolici (guarniti con l’oliva) dal suo finto Martini…

Infine, un’altra versione narra che il drink è stato creato a San Francisco da Walter DK Gibson (1864-1938), presso il Club Bohemian circa 1898 o 1900. Come si evince quindi è complicato ricostruire la storia di un cocktail nato oltre 70 anni addietro, a meno che non si vada a scartabellare tra le fonti scritti. Ed infatti la prima fonte citata è il libro del 1908 di William Boothby, The World’s Drinks and How to Mix Them, che nel 1934 sarà ripubblicato notevolmente ampliato (oltre 1700 ricette)*

Dopo la prima menzione del 1908, un anno dopo Carl Seutter nel suo Der Mixologist così presenta la ricetta:


Nel 1917 nel libro The Ideal Bartender di Tom Bullock compare un’altra ricetta del Gibson,
anche qui senza cipollina:


Harry Craddock, il celebre bartender inglese, autore del The Savoy cocktail book, invece lo presenta così: ½ Vermouth francese, ½ Gin. Shakerato con una scorzetta di limone sprizzata in superficie. In un caso viene usato Vermouth rosso al posto del dry, questo nella ricetta di Frank Meier (in The Artistry of Mixing Drinks): quest’ultimo somigliante ad un “Onion cocktail” presente sempre nel libro di Tom Bullock, The Ideal Bartender.

Negli anni Sessanta il Gibson sarà codificato nell’IBA con la seguente ricetta:
5/6 Dry Gin
1/6 Vermouth Dry
Si prepara nel mixing glass con ghiaccio. Decorare con una cipollina dolce.
Sarà presente in tutte le codificazioni fino al 2004, poi dal 2011 non lo troviamo più tra le ricette IBA.
Tornerà in auge nel 2020 con la serie TV La regina degli scacchi, dove sarà il cocktail preferito della
protagonista.

Per saperne di più:
E in principio furono… 50 cocktails IBA, Luigi Manzo, Sandit Libri, 2017
Cocktails & cinema, Luigi Manzo, Sandit Libri, 2023

* Oggi il testo si trova anche in italiano: Guida alle bevande americane del mondo e alla loro preparazione, Sandit Libri,
2023

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