CARTINE ACCOSTATE

Sembra che gli organizzatori della cento-settesima edizione del Giro d’Italia (2024), per scegliere il tracciato, si siano ispirati alla carta geo-storico-politica della penisola italiana del 1843, con perfetta e quasi totale esclusione di tutte le contrade, le regioni, le province, le città dell’ex Regno delle Due Sicilie. Basta dare uno sguardo alle due cartine pubblicate sopra per rendersene conto. Impressionante coincidenza, certo, e credo anche se sia il frutto del tutto casuale di scelte effettuate, ma coincidenza esatta esatta, precisa precisa, nella sua vera evidenza.

Occorre prenderne atto, con serenità (sportiva), e senza alcuna riserva polemica. È accaduto. Punto. Ventuno tappe, per un totale di più di tremila chilometri, con partenza da palazzo Venaria (residenza reale), in Piemonte, nell’area metropolitana di Torino, prima capitale d’Italia. E con arrivo, ultima tappa (delle ventuno), a Roma, terza (e ultima) capitale d’Italia. Tutto il resto, tra tappe di montagna, Passo dello Stelvio, ascese, discese, giorni di riposo, etc etc, tutto il resto, dicevo, non conta un bel nulla. Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia, Sardegna totalmente assenti. Bisognerebbe ribattezzarlo il «Giro di mezza Italia», visto il tracciato di questo 2024, e farla finita. Attendiamo l’edizione 2025, che, per compensazione, dovrebbe prevedere ventuno tappe tutte all’interno del territorio dell’ex Regno delle Due Siclie. Così, tanto per ristabilire la giustizia storica (e sportiva).

Dedico agli organizzatori del (mezzo) Giro 2024 una bella filastrocca di Gianni Rodari, Il Ghiro d’Italia, affinché si divertano un pochino:

 

Cosa state sulla strada come allocchi ad aspettare?

Il «Ghiro d’Italia» non lo vedrete passare!

Il ghiro, miei cari, è una bestia senza fretta:

non va nemmeno in triciclo, figuriamoci in bicicletta.

Il ghiro dorme e russa nella tana celata:

non gli passa per la testa di «disputare la volata».

A suo modo, del resto, è un animale giocondo:

sovente l’ho veduto ballare il ghirotondo…

Ghiro, ghirotondo

Se non ridete scappo

A fare il… ghiro del mondo.

[da Il libro degli errori]

 

Suggerisco, in chiusura, di ascoltare una celeberrima canzone di Gino Paoli, Coppi, che è del 1988, che racconta di tempi epici, di quando il ciclismo era uno sport popolare, di quando i campioni si chiamavano Fausto Coppi e Gino Bartoli, di tempi in cui l’Italia era, sì, molto più povera di oggi, ma anche molto più autentica:

https://www.youtube.com/watch?v=58aB36oeafI&t=106s

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