C’era una volta…Cato Alexander. Probabilmente non lo avete mai sentito nominare, ma una volta era il bartender più famoso d’America durante la prima metà dell’Ottocento. Sul web è difficile trovare notizie su Alexander, eppure se esaminiamo la sua biografia si tratta di un personaggio di gran lunga molto più importante dei bartender dell’Ottocento. Sono labili le tracce su internet che raccontano la sua storia: alcuni dicono che sia nato nella Carolina del Sud, mentre altri ipotizzano che sia originario di New York.

Però entrambi le fonti ci narrano che è nato schiavo, nel 1780 (e quindi probabilmente eravamo nella Carolina del Sud). Ad un certo punto, dopo aver guadagnato la libertà, è arrivato a New York dove ha deciso di aprire la sua taverna, agli inizi dell’Ottocento. All’epoca i bar non esistevano (o quantomeno come quelli che intendiamo noi). La taverna era un locale dove si poteva mangiare e bere nello stesso tempo. Lui stesso era un cuoco dotato di talento, ma si è cimentato anche nella preparazione dei cocktail, come il suo South Carolina Milk Punch e il Virginia Egg-Nog. Non deve essere stata facile la vita di Cato Alexander, come imprenditore nero in un’era dove il razzismo era ancora forte.

Tuttavia, data la sua bravura e la testardaggine, la taverna del padre dei bartender è talmente diventata celebre fino a diventare una delle più importanti negli Stati Uniti. Paradossalmente il suo locale era frequentato ed apprezzato dall’élite bianche della società, fatto molto molto raro a causa del razzismo e dell’elitarismo della società. Si diceva che lo stesso Alexander fosse ammirato da molti dei suoi clienti. William Dunlap, un pioniere del teatro americano e contemporaneo di Alexander, scrisse una volta “chi non ha sentito parlare di Cato Alexander? Non conoscere Cato non è conoscere il mondo“.

Numerosi sono i racconti sul Cato Alexander che elogiano le sue buone maniere, il suo comportamento da gentiluomo e la qualità dell’ospitalità che offriva. Ma era anche molto generoso. Infatti pare che questa sua generosità gli abbia provocato la sua fine economica. Si dice che all’inizio del 1850, dopo 48 anni di attività, Alexander abbia dovuto chiudere la taverna. Aveva prestato una grande quantità di denaro, ma non gli è mai stato ridato. Questo portò al fallimento del locale.

Nel suo ristorante aveva una vasta gamma di liquori e sigari, e il suo passato in cucina ha fatto sì che avesse un menu ricco. Tra i piatti più famosi ricordiamo ostriche al curry, tartaruga d’acqua dolce e pollo fritto. Per ampliare il locale e la clientela, Alexander aggiunse persino una sala da ballo dove la gente ballava e ascoltava musica. Nel campo della miscelazione, si distinse per la preparazione dei punch a base di distillato, latte, zucchero e vaniglia. Come dicevamo divenne apprezzato il suo punch al latte della Carolina del Sud e il suo Virginia Eggnog. La cura della preparazione delle bevande fu un altro punto a favore del nostro, tanto che oggi lo potremmo definire un precursore della mixologia. Catone Alexander, dopo che la Taverna chiuse per fallimento, cercò di aprirne un altro, ma morì nel 1858 a New York City.

Il suo nome non è noto, almeno come quello di J. Thomas o Harry Johnson e tanti altri. I motivi sono principalmente due: 1) era di colore (e quindi nella concezione stupida e razzista, valeva meno degli altri, o dei “bianchi”); 2) a differenza di quelli venuti dopo, non ha mai pubblicato un ricettario. Una breve biografia di Cato Alexander la trovate anche nell’introduzione al libro Bartender’s guide di Jerry Thomas, edito nella collana I grandi classici della miscelazione, di Sandit Libri.

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