In un piccolo villaggio nel nord-est della Francia, la comunità scolastica di Nitting-Voyer-Hermelange ha trovato una soluzione creativa e provocatoria per evitare la chiusura di una classe a causa della mancanza di studenti: l’iscrizione di quattro pecore come alunni. Questo gesto simbolico mette in luce non solo la problematica locale, ma anche la questione più ampia del dimensionamento scolastico e della denatalità che affligge molte aree in Europa.

 

La scuola, che conta cinque classi, si è trovata a fronteggiare una dura realtà imposta dalla legislazione francese: se il numero di studenti non raggiunge la soglia minima stabilita, intere classi rischiano la chiusura. Con solo 94 studenti iscritti, ben al di sotto del limite di 98 richiesto dal ministero dell’Educazione, i genitori hanno deciso di agire.

La loro risposta? Iscrivere quattro pecore, complete di nomi e cognomi, come se fossero studenti a tutti gli effetti. Questa mossa, oltre a essere un gesto simbolico, è un commento pungente sulla situazione attuale del sistema educativo, che si trova a dover affrontare le sfide poste dalla denatalità e dal conseguente calo del numero di studenti.

Arriveremo a questo anche in Italia?

Una delle pene più grandi che viviamo in Italia è proprio il dimensionamento scolastico che ha già mietuto vittime nel Paese, diciamolo, bisognerebbe rivedere tutta la filosofia di fondo che sottende a questa pratica. Se l’unica cosa che conta è il risparmio e la contrazione della spesa, e non gli interessi della scuola e del sistema di istruzione statale, il baratro non è lontano. È arrivato forse il tempo di focalizzarsi sulla riduzione del numero di alunni per classe?, vedendo nella denatalità non solo una sfida, ma anche un’opportunità per migliorare la qualità dell’insegnamento e rendere i processi educativi e didattici più incisivi? Io credo di sì.

L’iniziativa delle pecore iscritte a scuola diventa quindi non soltanto il simbolo di una lotta più grande, quella contro un sistema che sembra non tenere conto delle reali esigenze educative e sociali, ma che si concentra invece su numeri e statistiche.

È un invito dai cugini d’oltralpe a ripensare il modo in cui valutiamo e organizziamo l’istruzione, in un momento in cui la scuola dovrebbe essere un luogo di crescita e non solo un numero da raggiungere o mantenere.

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