diego palma

Dodici anni di precariato sono racchiusi in questa immagine, oggi ho realizzato l’obiettivo più importante per un docente, ovvero l’immissione in ruolo. Eh sì, anche il direttore del giornale  La Voce della Scuola era un docente precario ed oggi è finalmente un docente a tempo indeterminato, ma quanti sacrifici dietro questa foto?

Un percorso lungo dodici anni è una vera e propria storia di vita personale e professionale, un percorso che mi ha dato l’opportunità di conoscere tantissime belle persone, di rivoluzionare tanti ambienti scolastici, di raggiungere immense soddisfazioni, realizzare record da Guinness. Un percorso che mi ha sempre messo alla prova, come la lontananza dalla famiglia, una vera costante, i viaggi e le tante spese affrontate, un vero investimento sulla persona e sulla professione. Ho avuto la fortuna di avere una grande donna accanto che mi ha sempre sostenuto nonostante fosse difficile contenere la mia dinamicità, tre figli fantastici che mi hanno seguito ovunque, cambiando spesso regione e scuola.

Tantissimi studenti mi rimaranno per sempre nel cuore, ho sempre combattuto per dare loro il massimo e sono sempre stati riconoscenti per tutto ciò. Tantissimi i collaboratori scolastici, personale amministrativo, i tecnici di laboratorio, i Dsga e Dirigenti conosciuti, tutti mi hanno accompagnato in questa avventura!

Molti Dirigenti mi hanno istruito tecnicamente e professionalmente.

Sì perché non sono mai entrato a scuola per svolgere solo ed esclusivamente le ore da contratto, ho sempre trovato modo, tempo e spazio per supportare tutti e tutte, per una domanda GPS, per una certificazione, per una consulenza sindacale ma soprattutto per trovare strategie per evitare che gli studenti più difficili si disperdessero nel nulla della società moderna. Ho preso parte a tante manifestazioni, come docente, come giornalista e oggi come direttore ho conosciuto tanti esponenti sindacali nazionali e regionali, i quali sento spesso e volentieri per organizzare dirette e articoli specifici. Nel corso della mia esperienza professionale come docente e sempre come direttore del giornale ho conosciuto tanti politici, sottosegretari dell’istruzione, presidenti e membri della VII commissione istruzione del Senato senza distinzione di partito e con tutti ho sempre dialogato per organizzare dirette informative. Ho avuto anche il piacere e l’onore di essere udito in commissione per un affare assegnato. Come docente e giornalista ho conosciuto tantissimi colleghi con i quali collaboro ancora oggi e con i quali si è creato un bel rapporto di fiducia e amicizia. Come docente e presidente di un’associazione APS ho conosciuto un amico in particolare, con il quale ho condiviso e condivido ancora oggi tantissimi obiettivi e iniziative.

Ma oggi oltre a godermi questo momento voglio ricordare i tanti colleghi che vivono ancora sulla loro pelle “la precarietà “, chi ha deciso di cambiare lavoro per necessità, troppi i sacrifici, i tanti colleghi che hanno sostenuto i concorsi ma sono ancora in attesa della stabilizzazione, i colleghi che ho conosciuto durante le preselettive del TFA, percorso che spero di completare l’anno prossimo per continuare a crescere professionalmente. I tanti colleghi ai quali la vita ha tolto tanto a causa della salute. Oggi sono un docente di ruolo ma immobilizzato e non posso non rivolgere un pensiero ai docenti e dirigenti immobilizzati, il vincolo non è e non sarà mai la soluzione al problema per quello che definiscono esodo di massa. Ma il mio pensiero rimane sempre lo stesso e sempre più con convinzione, che la scuola torni al centro del dibattito pubblico, politico e sociale, che si ripristini e consolidi il “patto tra scuola e famiglia” in audizione in VII Commissione Istruzione del Senato, posi tre domande, sono per me il fulcro principale e le ripongo oggi in questo giorno per me speciale:

Piero Calamandrei, 11 febbraio 1950, discorso pronunciato III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN).

“La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue […].”

Oggi la scuola è considerata un organo “costituzionale”?

“La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie.  Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l’alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società […].”

Oggi la scuola è considerata organo centrale della democrazia?

“Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. È l’art. 34, in cui è detto: “La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Questo è l’articolo più importante della nostra Costituzione. Ora, se questa è la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica, domandiamoci: com’è costruito questo strumento? Quali sono i suoi principi fondamentali? Prima di tutto, scuola di Stato. Lo Stato deve costituire le sue scuole. Prima di tutto la scuola pubblica. Prima di esaltare la scuola privata bisogna parlare della scuola pubblica. La scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius. Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima (applausi). Vedete, noi dobbiamo prima di tutto mettere l’accento su quel comma dell’art. 33 della Costituzione che dice così: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Dunque, per questo comma […] lo Stato ha in materia scolastica, prima di tutto una funzione normativa. Lo Stato deve porre la legislazione scolastica nei suoi principi generali. Poi, immediatamente, lo Stato ha una funzione di realizzazione […].”

La scuola, come cita la Costituzione, è realmente aperta a tutti?

Oggi ho raggiunto un traguardo importante ma non mi fermerò certamente qui, grazie ai miei fantastici autori e le mie fantastiche autrici abbiamo realizzato una grande famiglia editoriale, non solo giornale ma anche radio ed editoria. Ringrazio loro che hanno contribuito a supportare il giornale e il direttore durante l’anno di prova.

Concludo con la mia ironia, instancabile amica di viaggio, il destino mi ha portato a chiudere un triangolo e non un cerchio, da Napoli a Cagliari da Cagliari a Genova. Un rincomincio da tre che è il numero perfetto della mia vita. Tre figli, tre professioni, tre attività, tre città e ora rincomincio da tre, il prossimo obiettivo…?

Iniziamo dalla prossima pubblicazione, il proseguo del libro La Scuola Secondo me… e un po’ anche del libro “Il mio nome è Nessuno”, il titolo è già una garanzia “Anno di prova”.

Grazie a tutti e tutte per il supporto, il sostegno e l’amicizia che costruisco da dodici anni e che non finirò mai di costruire.

Ancora una volta grazie a mia moglie e i miei splendidi figli.

Un ringraziamento speciale a tutti i colleghi dell’istituto Bernardo Marsano di Genova, a tutta la comunità educante, agli assistenti tecnici di laboratorio e ai fantastici studenti ma soprattutto alla Dirigente la professoressa Maria Orestina Onofri e la mia tutor la professoressa Daniela Roberti. Nella foto di copertina i colleghi di laboratorio Antonio Giorgio e Sebastiano Munzone, presenti una piccola rappresentanza della classe 5 I della sede di Calvari.

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