Dopo una breve riflessione sul risultato elettorale delle ultime elezioni europee 2024, i docenti dell’associazione Scuola Lavoro e Libertà fanno il punto della situazione, ponendosi l’obiettivo di capire quale sia stato il reale apprezzamento, in generale e in particolare nel settore scuola, dell’operato dell’attuale Governo.

Certamente c’è ’innanzitutto da notare come la percezione del risultato elettorale che si è voluta fornire all’opinione pubblica tramite i grandi canali di comunicazione di massa, sia totalmente difforme da quella che è stata la realtà dei fatti. Televisioni e “giornaloni” hanno infatti presentato al popolo queste elezioni come una grande conferma del consenso nei confronti delle grandi forze politiche di oggi, innanzitutto quelle di governo e poi quelle d’opposizione, praticamente affermando il concetto che tutti avevano vinto.

In realtà quello che è avvenuto è stato tutt’altro, perché l’unico grande vincitore, numeri alla mano, se escludiamo il successo di AVS per cui, secondo molti, è stato determinante il fatto di aver giocato il numero vincente della Salis, è risultato il partito dell’astensionismo.

Il Sole 24 Ore, in un articolo dell’11/06/2024, propone un’interessante analisi dei risultati del voto dell’8 e 9 giugno e finalmente (dato che le maggiori reti televisive e le principali testate giornalistiche avevano propagandato percentuali da record dei primati) lo fa tenendo conto di due elementi fondamentali.

Il giornale diretto da Fabio Tamburini innanzitutto sottolinea che per la prima volta nella storia sono andati a votare meno del 50 % degli italiani e già questa è una notizia non da poco, considerato il fatto che i principali esponenti dei maggiori partiti politici si erano guardati bene dall’evidenziare questa amara realtà. In secondo luogo vengono riviste tutte le varie percentuali di preferenze calcolate sul numero dei soli italiani che si sono recati alle urne nell’ ottica dell’unico dato che conta davvero: i voti assoluti.

Ecco, andando a contare le croci effettive che sono state messe sui vari simboli dei partiti, lo scenario politico attuale appare completamente diverso da quello che ci è stato proposto.

In particolare, il centrodestra perde complessivamente 1,2 milioni di voti, i DEM aumentano le loro preferenze e di 300000 voti rispetto alle politiche del 2022 ma come numero assoluto sono intorno ai minimi storici rimanendo sotto la soglia dei 6 milioni, “populisti e “riformisti” praticamente dimezzano il numero di preferenze. Vincitori sono senz’altro gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, che aumentano i loro voti di 600 mila unità e non si lamenta il nuovo movimento pacifista guidato da Michele Santoro “Pace Terra e Dignità” che, alla sua prima comparsa sulle schede elettorali, porta a casa un bottino di più di 500 mila preferenze che costituiscono una buona base di partenza.

Ma, ritornando alla nostra Scuola, come sono andati quei partiti che, facendo parte del Governo, hanno avuto 2 anni di tempo per dimostrare ai loro elettori di andare concretamente nella direzione delle loro proposte ampiamente pubblicizzate nel corso campagna elettorale del 2022?

Ecco i numeri riportati dal Sole 24 Ore: Fratelli d’Italia perde 600 mila voti, Forza Italia e Noi Moderati perdono insieme poco meno di 300 mila voti, la Lega, attualmente a guida del Ministero di viale Trastevere, ne polverizza ben 350 mila.

Ora, le domande che si pongono i docenti sono le seguenti:

  • Avranno influito sull’esito del voto le aspettative disattese dei docenti che avevano creduto a slogan scritti a caratteri cubitali prima delle elezioni 2022, come “NO AL CONCORSONE SÌ ALLA STABILIZZAZIONE – BASTA PRECARIZZARE LA SCUOLA”?
  • Saranno state determinanti per questi risultati le ultime decisioni prese dal MIM che, associate con le azioni del MUR e dei sindacati (non ci interessa il giochetto dello scaricabarile), stanno costringendo centinaia di migliaia di docenti precari, a cui si impedisce di abilitarsi, a cambiare lavoro (se mai ne troveranno un altro) perché saranno scavalcati nelle GPS da altrettanti  neoabilitati nella loro classe di concorso, provenienti da altre discipline o dalla specializzazione su sostegno?
  • Può riporre ancora, la Scuola tutta, fiducia in questo Governo che in un momento particolarmente delicato sul piano economico per il nostro Paese, richiede ai docenti ingentissimi investimenti sulla formazione, pertanto li costringe a scegliere se pagare l’affitto o continuare a lavorare?

Si invitano tutti i docenti interessati al futuro della scuola e della società e tutti gli esponenti della classe politica dirigente a riflettere su questi interrogativi, per capire da dove si viene e prevedere anzitempo dove certamente si andrà.

 

Scuola Lavoro e Libertà

 

 

 

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