La questione dei compiti estivi

 

La questione dei compiti estivi. Il pedagogista G. Tosone propone un’alternativa valida: i non-compiti. In alcuni casi richiede un supporto adulto

La questione dei compiti estivi. La soluzione di un pedagogista

La questione dei compiti estivi. Da qualche anno divide i genitori interessati. Da una parte ci sono quelli che sostengono che l’eccessiva durata delle vacanze estive non può giustificare una totale assenza di un impegno diretto sulle conoscenze e abilità acquisite. Lo schieramento opposto, invece è convinto che il periodo estivo debba rappresentare per i ragazzi un momento di svago, rilassamento… In questo caso è inevitabile una perdita degli apprendimenti.
Tuttavia chi sostiene la necessità dei compiti è consapevole che esistono due criticità: la difficoltà, che in alcuni casi si traduce in impossbilità, di avere una figura di supporto per eventuali recuperi; la scarsa considerazione di molti professori sui lavori estivi. Comprensibile il comportamento, se si considera l’impegno eccessivo a correggere i lavori svolti. Il compromesso è la correzione a campione.
Il pedagogista G. Tosone propone su Fanpage.it   una valida alternativa: i non-compiti “L’idea è infatti quella di promuovere a qualcosa di diverso che permetta ai bambini di lavorare sugli apprendimenti scolastici facendo cose che apparentemente non c’entrano: “Cucinare insieme a un genitore o ad un nonno, ad esempio, porta il bambino a fare esercizi di matematica per dosare bene gli ingredienti, ragionare sulle reazioni chimiche, e spesso allena all’uso corretto di Internet per trovare la ricetta migliore“. Ovviamente la soluzione è valida anche per i ragazzi delle medie, cambiando attività. La valida soluzione richiede un maggiore coinvolgimento da parte di nonni o genitori. Ottima opportunità per concretizzare un’idea di scuola a impronta familiare. Domanda: gli adulti sono disponibili a farsi coinvolgere?

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