Intelligenza artificiale

Riceviamo e pubblichiamo

prof.ssa Lorella Montano

Sono diverse le definizioni di Intelligenza Artificiale (IA), in inglese Artificial Intelligence (AI), a seconda dei vari aspetti che “indaga” e può essere generativa, forte, debole, conversazionale…solo per citarne alcuni.  

L’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano definisce l’IA come una “macchina”, che utilizza algoritmi, con capacità di apprendimento automatico (autoapprendimento) e di adattamento (flessibilità), che ricalcano il modello di apprendimento umano: queste le caratteristiche generali che possono ricomprendere le varie tipologie, pur nella diversità di genere e utilizzo finale. La tipologia maggiormente conosciuta ai profani è sicuramente quella dei Chatbot. Si tratta, in generale, di Assistenti virtuali, applicazioni dell’IA molto usate dalle imprese nella vendita, nella domotica, nella ricerca, nel monitoraggio di processi e sicurezza.  

Tra gli altri, Chat GPT (Generative PretrainedTranformer), sul mercato da novembre 2022 risulta essere il modello maggiormente conosciuto ed utilizzato, grazie anche al suo carattere conversazionale, poiché dialoga con gli utenti e fornisce testi, poesie, immagini, mail: una bella svolta per chi è curioso e vuole imparare, ma anche per chi è pigro e vuole solo risparmiare tempo!

In campo medico, poi, le applicazioni sono davvero rivoluzionarie. Solo per fare un esempio maggiormente specifico:si sta sperimentando l’uso dell’IA per la prevenzione e diagnosi dell’infarto miocardico. Sembra che l’IA sia capace di interpretare l’elettrocardiogramma di un paziente con dolore al petto più velocemente e con maggior precisione di un cardiologo,  con “un’accuratezza del 98,7 % nell’individuazione di un infarto miocardico grave”, come affermato dal professor Ciro Indolfi, Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia.

Ed a scuola? Siamo partiti incerti con le LIM, ormai strumenti didattici imprescindibili, passando per la didattica a distanza a causa del Covid, e siamo  approdati alle aule nate apposta per fare didattica attraverso la realtà aumentata, ambienti di apprendimento interattivi e maggiormente inclusivi. Ma quale futuro prossimo di rivoluzione tecnologica ci aspetta ancora? Si parla di chatbot per analisi predittive per una migliore  personalizzazione degli apprendimenti; per monitorare processi e progressi (ma l’IA terrà conto di quella parte non “tangibile” come il periodo vissuto dal discente, l’approccio alla scuola, alla giornata, al compito, la famiglia, le  relazioni…?); come supporto allo studio individuale; per la routine amministrativa (registro elettronico, certificazioni…in gran parte già in uso).

L’IA si presenta dunque come un’assistente efficiente per un risultato maggiormente efficace, con ripercussioni anche sull’abbandono e sulla dispersione, sull’orientamento e sul divario sociale.

Le implicazioni, in tutti i settori della vita quotidiana, quindi, sono considerevoli e l’Europa si è già mossa. Il Libro Bianco della Commissione Europea (19/02/2020) richiama i valori europei nello sviluppo dell’IA e sollecita un coordinamento per una leadership mondiale da una parte, ma che nel contempo tenga conto dei risvolti etici e che prepari ad affrontare i rischi. In tempi recentissimi  (13/03/2024), l’AI Act, Regolamento del Parlamento Europeo, ha posto le basi per la regolamentazione della materia e del suo sviluppo.

E mentre in Europa (e nel mondo) si ricerca, sperimenta e  disquisisce sull’IA, in Giappone e Cina costruiscono già prototipi umanoidi. A Pechino, già all’inizio di quest’anno è “nata” ufficialmente la prima figlia dell’IA, ad opera del Beijing Institutefor General  Artificial Intelligence: Tong Tong ( “ragazzina” in cinese). Si tratta di una bambina virtuale all’incirca di quattro anni che, oltre ad autoapprendere, simula emozioni, ha una certa consapevolezza di sé, è dotata di buon senso. Siamo ben lontani, quindi, dai processi logici, di ragionamento, risoluzione di situazioni problematiche, elaborazione e analisi o algoritmi vari già immaginati da Alan Turing nel 1950 (anno in cui si pongono le basi della rivoluzione tecnologica e digitale)! La ricerca è ora proiettata  verso l’integrazione tra compiti computazionali ed intelligenza emotiva. Tong Tong nasce per dare supporto e fare compagnia, ma ci siamo chiesti quanto sia rischioso trasferire su un automa valori ed emozioni, considerare gli umanoidi alla stregua di persone (o animali)? Ci si avvia alla possibilità di un riconoscimento di status giuridico, con tutte le implicazioni del caso (“L’uomo bicentenario” docet…)?

Si preannunciano minacce all’equilibrio mentale ed emotivo? L’IA e l’eccessiva automazione faranno perdere sempre  più posti di lavoro? Abbiamo un’idea di quali potrebbero essere i rischi per la trasparenza e la privacy? Nell’ambito della finanza e delle relazioni? Quali dati possono dirsi al sicuro, quali opere (mentre ci sono già prove di furti di contenuti, fake news ecc.)? Le applicazioni per fini malevoli e criminali, il profitto e la concorrenza, prevarranno sul rispetto delle regole e sull’etica?D’altra parte nel suo ultimo saggio “Brief Answers to The Big Questions”, pubblicato postumo nel 2018, Stephen Hawking esortava a tenere sotto controllo l’evoluzione dell’IA che “in futuro potrebbe sviluppare una propria volontà indipendente in conflitto con la nostra”…E molto prima di lui, già dalla fine degli anni ’60, alcuni registi, che oggi potremmo considerare non particolarmente fantasiosi nelle loro previsioni avveniristiche, hanno “fantascientificamente” immaginato un’epoca in cui le ”macchine”, una volta dotate di emozioni, si ribellano all’uomo e prendono il sopravvento. Uno per tutti “2001: Odissea nello spazio”, anno 1968, regista Stanley Kubrick, visionario realista. Nel film Hal, megacomputer di bordo, governava in maniera pressoché indipendente  la nave spaziale e dialogava, con voce quasi umana, con l’equipaggio. Hal era addirittura capace di provare emozioni…fantasia o realtà?

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