Addio a Francesca ANASTASIO, madre di Dodò: si spegne una delle coscienze civili più forti contro la violenza mafiosa
Con la morte di Francesca Anastasio, il Paese perde non soltanto una madre segnata da un dolore indicibile, ma una voce autentica della memoria civile italiana
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Francesca Anastasio, madre di Domenico “Dodò” Gabriele, il bambino di appena undici anni colpito mortalmente in un agguato di ’ndrangheta a Crotone nel 2009, divenuto negli anni simbolo innocente della violenza mafiosa e della necessità di una coscienza civile fondata sulla giustizia e sulla legalità.
Con la morte di Francesca Anastasio, il Paese perde non soltanto una madre segnata da un dolore indicibile, ma una voce autentica della memoria civile italiana. In questi anni, infatti, la sua testimonianza non si è mai chiusa nel silenzio della sofferenza privata: al contrario, si è trasformata in un costante impegno educativo rivolto alle giovani generazioni, affinché il sacrificio di Dodò non fosse archiviato come un semplice fatto di cronaca, ma diventasse coscienza collettiva, monito etico e responsabilità condivisa.
Il CNDDU ritiene che figure come Francesca Anastasio rappresentino una delle più alte espressioni di cittadinanza attiva e di resistenza morale contro ogni forma di criminalità organizzata. La sua dignità composta, la forza con cui ha continuato a incontrare studenti, associazioni e istituzioni, la volontà di trasformare il lutto in educazione alla vita e al rispetto dei diritti umani costituiscono un patrimonio civile che non può andare disperso.
In un tempo storico in cui il rischio dell’assuefazione alla violenza, all’indifferenza e al linguaggio dell’odio appare sempre più concreto, la storia di Francesca e di Dodò richiama il mondo della scuola a un compito imprescindibile: educare alla memoria come pratica democratica quotidiana. Non vi può essere autentica educazione ai diritti umani senza il coraggio di raccontare le vittime innocenti delle mafie, senza restituire nomi, volti e storie a chi è stato travolto dalla brutalità criminale.
Per questa ragione il CNDDU invita le istituzioni scolastiche a dedicare momenti di riflessione, approfondimento e confronto sul valore della testimonianza civile lasciata da Francesca Attanasio, affinché gli studenti possano comprendere come anche dal dolore più devastante possa nascere una straordinaria lezione di umanità, responsabilità e impegno sociale.
Alla famiglia Anastasio-Gabriele, e in particolare a Giovanni, giunga la vicinanza sincera del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani.
La memoria di Francesca e del piccolo Dodò continuerà a vivere ogni volta che una scuola sceglierà di educare alla legalità non come formula astratta, ma come difesa concreta della dignità umana e del diritto alla vita.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU