Assegnazioni provvisorie 2026: il diritto al ricongiungimento familiare non può comprimere il merito, l'esperienza e il principio di equità
L'assegnazione provvisoria nasce come misura eccezionale e temporanea
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani guarda con crescente preoccupazione all'imminente definizione del nuovo Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sulle assegnazioni provvisorie e utilizzazioni. Se è indiscutibile che tale istituto rappresenti uno strumento di civiltà giuridica volto a garantire il diritto al ricongiungimento familiare e all'assistenza delle persone più fragili, è altrettanto innegabile che la sua applicazione, negli ultimi anni, abbia evidenziato criticità sempre più evidenti, tali da mettere in discussione i principi costituzionali di uguaglianza, imparzialità e buon andamento della Pubblica Amministrazione.
L'assegnazione provvisoria nasce come misura eccezionale e temporanea. Non può trasformarsi, nei fatti, in una procedura che produce effetti permanenti di disparità tra docenti appartenenti al medesimo ruolo. Quando un istituto derogatorio viene utilizzato ogni anno con modalità sostanzialmente identiche, esso finisce inevitabilmente per alterare il corretto equilibrio tra tutela dei diritti personali e riconoscimento della professionalità maturata nel servizio. È ormai evidente come, in alcune classi di concorso, e in particolare nella A046 – Discipline giuridiche ed economiche, si sia consolidato un fenomeno che il Ministero non può più ignorare. Da oltre dieci anni numerosi docenti di ruolo con anzianità minima riescono ad ottenere assegnazioni provvisorie interprovinciali, mentre colleghi con venti o trent'anni di servizio, punteggi elevatissimi, continuità didattica, specializzazioni, master, ulteriori lauree e incarichi professionali vedono sistematicamente frustrata ogni possibilità di riavvicinamento. Il dato più preoccupante è che l'attuale disciplina contrattuale finisce per azzerare completamente il valore dell'esperienza professionale. L'anzianità di servizio, i titoli culturali, il punteggio maturato in anni di lavoro, l'impegno nella formazione continua e la continuità didattica diventano elementi del tutto irrilevanti. È una scelta che suscita forti perplessità sotto il profilo della ragionevolezza amministrativa e della valorizzazione del merito, principio che lo stesso Ministero dell'Istruzione e del Merito pone al centro delle proprie politiche.
Affinché le assegnazioni provvisorie non continuino ad essere soltanto una forma di assistenzialismo per coloro che hanno pochissimi anni di servizio ma, grazie alle precedenze, riescono a scavalcare docenti di ruolo di lunghissimo corso e con un patrimonio professionale costruito attraverso decenni di servizio, appare ormai improcrastinabile una revisione dell'intero impianto contrattuale. Il CNDDU ribadisce con fermezza che nessuno mette in discussione il valore della Legge n. 104 del 1992, autentico presidio di civiltà e di tutela delle persone con disabilità. Tuttavia, proprio perché tale normativa rappresenta uno strumento di straordinaria rilevanza sociale, è necessario garantirne un'applicazione rigorosa, trasparente e costantemente aggiornata. Non può infatti essere ignorato che numerosi verbali di riconoscimento della condizione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, sono espressamente sottoposti a revisione da parte delle Commissioni medico-legali dell'INPS. In tali circostanze appare doveroso che anche le procedure relative alle assegnazioni provvisorie prevedano verifiche puntuali dell'effettiva permanenza dei requisiti richiesti, evitando che il mancato aggiornamento delle situazioni soggette a revisione possa incidere sulle aspettative legittime di altri lavoratori. Il rischio è quello di determinare una discriminazione indiretta, prodotta non dalla norma in sé, ma dagli effetti concreti di procedure amministrative che finiscono per sacrificare sistematicamente una categoria di docenti: coloro che hanno costruito la propria carriera attraverso anni di servizio, aggiornamento professionale, sacrifici personali e continuità educativa. Una disparità che rischia di essere percepita come una forma di discriminazione legalizzata, in quanto derivante da procedure che non valorizzano il percorso professionale né il merito acquisito durante l'intera carriera. Una Pubblica Amministrazione ispirata ai principi dell'articolo 97 della Costituzione non può limitarsi ad applicare meccanicamente le norme; deve garantire equilibrio tra interessi costituzionalmente rilevanti, proporzionalità delle decisioni e rispetto dell'affidamento maturato dai lavoratori nel corso della propria vita professionale. Analogamente, l'articolo 3 della Costituzione impone che situazioni diverse siano trattate in modo ragionevole e proporzionato, evitando che il principio di solidarietà si traduca in un sacrificio permanente dei diritti di altri lavoratori. Il CNDDU propone pertanto che il nuovo CCNI introduca elementi correttivi capaci di contemperare il diritto al ricongiungimento familiare con criteri oggettivi di valorizzazione dell'esperienza professionale, prevedendo sistemi di ponderazione che riconoscano anche il servizio prestato, il punteggio maturato, la continuità didattica e il patrimonio culturale acquisito. L'equità non consiste nell'annullare il merito, ma nel trovare un punto di equilibrio tra diritti tutti ugualmente meritevoli di tutela. Si chiede inoltre al Ministero di avviare un monitoraggio nazionale sulle assegnazioni provvisorie interprovinciali, suddiviso per classi di concorso, affinché emergano con chiarezza eventuali anomalie statistiche che, da anni, sembrano interessare settori specifici come la A046. La trasparenza dei dati rappresenta il primo passo per costruire una normativa più giusta e maggiormente aderente ai principi costituzionali.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un forte appello al Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché intervenga con coraggio nella definizione del nuovo Contratto Collettivo Nazionale Integrativo. Non è più sostenibile che il principio del merito venga completamente escluso da una procedura che incide profondamente sulla vita professionale di migliaia di docenti e che, soprattutto nella classe di concorso A046, continua a produrre effetti che alimentano un diffuso senso di ingiustizia e sfiducia nelle istituzioni. Una scuola che educa alla legalità, alla cittadinanza attiva e ai diritti umani non può consentire che i principi di imparzialità, meritocrazia e giustizia sostanziale restino mere enunciazioni teoriche. I diritti non possono essere posti in contrapposizione tra loro: il diritto al ricongiungimento familiare deve convivere con il diritto al riconoscimento dell'esperienza, della professionalità e del merito. Solo così sarà possibile restituire credibilità alle istituzioni scolastiche e riaffermare il principio fondamentale secondo cui una Pubblica Amministrazione è realmente giusta quando riesce a tutelare le fragilità senza mortificare il valore del lavoro, dell'impegno e della competenza di chi ha dedicato un'intera vita al servizio della scuola e dello Stato.
prof. Romano Pesavento presidente CNDDU