CCNL 2025-2027: la firma del 1° aprile e in media 130 euro di aumento per la scuola

CCNL 2025-2027: la firma si avvicina, le cifre ci sono. Ma il "record" è una tautologia e la parte normativa aspetta risorse che non esistono.

24 marzo 2026 18:58
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Il negoziato per il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 entra nella settimana decisiva. Oggi, 24 marzo, le tabelle degli aumenti sono arrivate sul tavolo dell'ARAN. Il 1° aprile è la data indicata per la firma della parte economica. Il presidente Antonio Naddeo parla di risultato straordinario: sarebbe la prima volta che un comparto così ampio chiude il contratto prima di tutti gli altri della tornata 2025-2027. Il ministro Valditara lo definisce un record del governo. Non pare ci siano posizioni contro la firma da nessuna delle sigle sindacali al tavolo. Vale la pena capire di cosa si tratta esattamente — e di cosa non si tratta.

Le cifre: cosa arriva in busta paga

Le risorse stanziate dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) ammontano a 1,1 miliardi nel 2025, 2,2 nel 2026 e 3,3 miliardi a regime dal 2027. Su questa base, l'ARAN calcola un incremento medio di comparto di circa 143 euro lordi mensili; i sindacati della scuola, isolando il perimetro di docenti e ATA dai valori più alti di ricerca e università, si attestano su una forchetta tra 130 e 143 euro.

Il dettaglio per profilo è più utile della media: per un docente della secondaria di secondo grado, l'aumento oscilla tra 119 e 185 euro lordi a seconda dell'anzianità; per un collaboratore scolastico tra 85 e 110 euro; per un assistente amministrativo tra 95 e 128 euro. In termini netti, dopo IRPEF, si parla di 80-110 euro mensili per la maggior parte del personale. Gli arretrati per il biennio 2025-2026 sono stimati intorno ai 1.600 euro lordi, cifra su cui le simulazioni sindacali mostrano qualche variabilità, con una stima al ribasso che parte da 800 euro.

Il "primato": una tautologia amministrativa

Il punto è capire cosa produce la velocità della firma. Le risorse erano già vincolate in legge di bilancio: Naddeo e Valditara non hanno trovato i soldi, hanno firmato ciò che il Parlamento aveva già stanziato. La rapidità della procedura è resa possibile dall'assenza di ostacoli — risorse definite, sindacati disponibili, calendario favorevole. Il primato rivendicato è, nella sostanza, un primato burocratico: si fa in fretta perché non c'è nulla da negoziare sul quantum.

La parte rinviata: il vero nodo

Se confermata, la scelta di separare la componente economica da quella normativa — carriere, formazione, mobilità, organizzazione del lavoro — è giustificata dall'urgenza di erogare gli aumenti. È una scelta comprensibile. Diventa problematica quando si considera che la parte normativa verrà negoziata senza un euro aggiuntivo: non sono previste risorse ulteriori né nell'attuale quadro legislativo né in prospettiva dichiarata.

Questo significa che qualunque riforma strutturale degli istituti contrattuali dovrà essere finanziata a somma zero — rimodulando voci esistenti — oppure resterà sulla carta. Le questioni aperte sono rilevanti: il riconoscimento della funzione docente, l'aggiornamento delle figure ATA, la mobilità interprovinciale, la formazione obbligatoria. Sono nodi che il comparto trascina da anni. Rinviarli a una fase successiva priva di risorse aggiuntive non equivale a risolverli: equivale a posticiparli a quando ci saranno nuovi fondi.

Recupero inflattivo: i conti che non tornano

Un'ultima questione, che la comunicazione istituzionale tende a omettere. L'inflazione cumulata dal 2019 a oggi supera il 15%. Gli aumenti del 2025-2027 si sommano a quelli dei due contratti precedenti, e Valditara cita la cifra complessiva di 416 euro mensili lordi in più per i docenti rispetto al CCNL 2019-2021. È un dato reale, ma il raffronto va fatto con il potere d'acquisto eroso, non con la retribuzione nominale di sei anni fa. Su quel piano, il recupero rimane comunque parziale.

Fermo restando che gli aumenti in arrivo sono un segnale positivo, e sarebbe sbagliato sottovalutarli in un comparto abituato all'attesa, la firma del 1° aprile chiude una partita già scritta — e lascia in sospeso tutte le questioni irrisolte dell’organizzazione del lavoro e della figura professionale di chi lavora nella scuola.

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