VIOLENZA SCUOLA

Docente aggredito a Torino, il MID chiede tutele e pene

Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti denuncia le aggressioni agli insegnanti e chiede tutela legale, stipendi adeguati e sicurezza

30 ottobre 2026 12:48
Docente aggredito a Torino, il MID chiede tutele e pene  -
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Il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti da anni lamenta la crescente ondata di violenza nei confronti degli insegnanti.

Il nuovo anno scolastico sembra continuare sulla stessa falsariga di quello precedente, con casi di cronaca che continuano ad avvicendarsi. Ogni volta tali episodi rappresentano un nuovo oltraggio a una categoria, composta da donne e uomini che ogni giorno, con grande pazienza e professionalità, prestano le proprie competenze in contesti sempre più difficili.

Il nuovo episodio riguardante il collega di Torino lascia esterrefatti. Le immagini del suo naso tumefatto, la voce ovattata costretta dai tamponi, rappresentano l’emblema di una Scuola contemporanea attonita e ferita nel profondo. E dopo il pugno ricevuto il collega, secondo il suo racconto, veniva colpito dall’aggressore con una sedia.

Questo è solo l’ultimo caso di cronaca di un 2026 terribile. Siamo passati in pochi lustri dal rispetto nei confronti degli insegnanti a quello di un parafulmine, dove alcuni studenti e genitori sfogano in maniera assurda e ingiustificabile tutta la loro violenza.

Ma è proprio questo il punto. Accanto alla solidarietà senza riserve nei confronti del collega ferito, si pongono una serie di interrogativi. Può il centro dell’educazione, ossia la Scuola, lasciare senza conseguenze un gesto così grave e del tutto gratuito?

Quale insegnamento si pone per l’allievo se questo non subisce né una denuncia, né delle conseguenze sul proprio percorso scolastico? Quale esempio emerge per gli altri allievi? Forse che si possa sfogare impunemente la propria rabbia nei confronti di un insegnante?

La violenza non può mai essere giustificata; tanto meno nel contesto scolastico dove si determina la coscienza civile delle future generazioni.

L’insegnamento prevede anche delle scelte coraggiose, ossia proseguire, paradossalmente per il bene dell’allievo, verso le conseguenze di un insano gesto: la bocciatura e la querela. Con chiamata in causa per il risarcimento dei danni dei genitori, in caso di minorenne. Una sanzione ferma e rigorosa non è segno di abbandono, ma diventa uno strumento educativo e propedeutico per un vero percorso rieducativo.

Una lezione può essere dura, ma necessaria. Anche perché il giustificazionismo ad ogni costo rischia di far sprofondare la figura dell’insegnante in una spirale di violenza dove non è possibile prevedere il punto più basso.

E se un giorno si verificasse un epilogo tragico? In fin dei conti non si può dimenticare l’attacco dello studente della bergamasca risalente allo scorso marzo, dove solo l’intervento provvidenziale di un discente eroe e dei sanitari, ha permesso di salvare la vita a una collega di francese.

Allo stato attuale la professione docente comporta dei rischi. Ed è inaccettabile che ci si abitui a questa idea. Non si è retribuiti per rischiare la vita. La tutela della salute e della sicurezza del lavoratore non può essere subordinata a nessuna applicazione ideologica distorta di tolleranza ad ogni costo.

Per questo occorre chiedersi: l’inclusione di soggetti che si sono distinti in azioni violente e pericolose per l’incolumità pubblica può coincidere con la sicurezza del docente e dei compagni di classe? Qual è lo stato d’animo di ragazzi costretti ad assistere a scene scioccanti di questo tipo e rischiare di porli nuovamente al cospetto di tali episodi? Di fronte ad episodi di questo genere ha ancora un senso per gli autori di atti penalmente rilevanti non prevedere dei percorsi formativi alternativi e protetti che possano riavviarlo a un percorso realmente rieducativo?

La figura del docente deve comunque essere tutelata. Ad iniziare dall’aspetto economico, a maggior ragione in una Società che valuta chi si ha di fronte anche da come viene retribuito. L’autorevolezza dell’insegnante passa anche attraverso stipendi adeguati a livello europeo.

Inoltre è necessario dotare i docenti di una copertura legale automatica promossa direttamente dallo Stato, in modo che possano sentirsi al sicuro anche in questo senso, senza dover procedere, qualora decidessero di intraprendere le vie legali, con le proprie finanze. Anche tale soluzione può rivelarsi un prezioso deterrente alle aggressioni.

Per questo il MID continua ad esprimere tutte le proprie preoccupazioni in merito alla retribuzione dei docenti e del personale scolastico. E invita a meditare su una professione dilaniata dalle piaghe del burnout e della sempre più crescente violenza e a rispondere a un ulteriore quesito: si può rimanere in un contesto del genere e con queste difficoltà fino a 70 anni, come si pensa per la generazione degli anni Settanta? È possibile riconoscersi ancora in una professione che comporta anche rischi per la propria incolumità?

Alla luce di tali considerazioni, pertanto, il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti, composto da oltre 12.700 insegnanti richiede:

  • il passaggio verso altro ramo della P.A. per il personale scolastico;

  • la possibilità di accedere all’eventuale carenza di posti emergenti dagli uffici del MIM, quali dipendenti dello stesso Ministero, senza bandire un concorso esterno o riservando a tale personale una percentuale dei posti;

  • il riconoscimento per tutta la categoria di professione usurante e l’ottenimento della pensione anticipata a 60 anni, senza penalizzazioni;

  • l’indennità di rischio per scuole ad alto rischio di disagio sociale e ambientale;

  • adeguamenti degli stipendi a livello europeo e tutela legale per tutti gli insegnanti.

Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti

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