SCUOLA E SOCIETA'

Docenti fuori sede, il CNDDU chiede un aiuto sugli affitti

Il Coordinamento propone fino a 500 euro netti al mese, elevabili a 700 nei casi più onerosi, e chiede risorse dedicate

29 ottobre 2026 19:49
Docenti fuori sede, il CNDDU chiede un aiuto sugli affitti -
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Un’indennità fino a 500 euro netti al mese per i docenti fuori sede, elevabile a 700 euro nelle situazioni più onerose. È la proposta del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che chiede al Ministero dell’Istruzione e del Merito un intervento strutturale per compensare i costi della mobilità professionale. Al centro della richiesta ci sono gli affitti, le spese di trasferimento e il peso della distanza dalla famiglia sui bilanci degli insegnanti, di ruolo e a tempo determinato.

Il Coordinamento descrive la difficoltà attraverso un bilancio mensile indicativo: a fronte di uno stipendio netto di 1.600 euro, un docente può spendere tra 700 e 800 euro per l’affitto, 200 per l’alimentazione, 150 per utenze e condominio e almeno 100 per i viaggi verso casa. Resterebbe così un margine limitato per salute, necessità personali e imprevisti. Nell’esempio non rientrano il mantenimento dell’eventuale abitazione familiare, le spese per i figli e gli oneri iniziali del trasferimento.

A sostegno della denuncia, il CNDDU cita le rilevazioni di Immobiliare.it Insights dell’agosto 2026: i canoni medi richiesti per una stanza singola sarebbero pari a 704 euro a Milano, 627 a Firenze e 615 a Roma. Si tratta di valori riferiti a singole città, non di una media nazionale, che il Coordinamento richiama per evidenziare l’incidenza dell’alloggio sul reddito disponibile.

Secondo il CNDDU, il nodo non è soltanto il caro vita. A parità di stipendio, chi deve mantenere una seconda sistemazione abitativa dispone di meno risorse rispetto a chi lavora nel proprio territorio. I rinnovi contrattuali, osserva il Coordinamento, non risolvono questa disparità perché gli aumenti non sono destinati specificamente a coprire le spese della mobilità.

La richiesta riprende le proposte che il CNDDU afferma di aver avanzato negli anni: l’Indennità di Domiciliazione per il Personale Docente, il Coefficiente di compensazione della mobilità professionale e un contributo straordinario di sede fino a 400 euro mensili. Il nuovo intervento dovrebbe prevedere un’indennità strutturale e progressiva fino a 500 euro netti, con la possibilità di arrivare a 700 euro nei casi più onerosi. L’importo sarebbe legato alle spese documentate e a parametri territoriali verificabili.

Restano da definire la platea dei beneficiari, il costo complessivo e le coperture pluriennali. Il Coordinamento chiede inoltre sostegni per le spese iniziali di trasferimento e strumenti più efficaci di riavvicinamento familiare: l’indennità, sottolinea, non dovrebbe diventare una compensazione permanente dell’impossibilità di tornare a lavorare vicino a casa.

Alla questione economica il CNDDU affianca quella delle responsabilità crescenti degli insegnanti, richiamando le complessità organizzative e gli episodi di aggressione e intimidazione. Il riferimento provocatorio a possibili corsi di autodifesa serve, nella posizione del Coordinamento, a denunciare il rischio che anche la sicurezza venga lasciata sulle spalle dei docenti.

L’appello è rivolto al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, al quale il CNDDU chiede di promuovere, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, un intervento normativo con misure immediate, risorse dedicate e tempi certi di attuazione.

La rivendicazione del Coordinamento è che il costo necessario a garantire la presenza degli insegnanti nelle scuole non ricada quasi interamente sui lavoratori. Finché questo equilibrio non cambierà, sostiene il CNDDU, il funzionamento del sistema scolastico continuerà a poggiare anche sulla riduzione del reddito disponibile dei docenti lontani da casa.

La richiesta conclusiva è dunque una risposta finanziaria concreta, oltre al riconoscimento delle difficoltà della categoria: per il CNDDU, la mobilità è un’esigenza organizzativa dello Stato e non può restare un costo esclusivamente privato.

Romano Pesavento, presidente CNDDU

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