Doppio canale, dopo sei anni i docenti chiedono risposte
Lettere alla redazione: proporre soluzioni non significa cercare visibilità
Le recenti dichiarazioni di Mario Pittoni sul doppio canale di reclutamento meritano una riflessione, soprattutto quando si sostiene che sul tema si moltiplicherebbero interventi di chi cerca “visibilità” e si arriva a definire alcune bozze circolate in questi giorni come opera di qualche “buontempone”.
Crediamo che un problema che coinvolge ogni anno circa 200.000 contratti a tempo determinato nella scuola meriti invece il più ampio confronto possibile.
Perché dietro quei numeri ci sono docenti, famiglie e progetti di vita.
Ci sono persone che ogni settembre vengono chiamate per garantire il funzionamento delle scuole e che, terminato il contratto, tornano nella stessa condizione di precarietà.
Un docente non può essere indispensabile a settembre e diventare superfluo a giugno.
Il doppio canale non nasce oggi
È necessario ricordare un dato.
Del doppio canale si discute almeno dal 2020, quando lo stesso Pittoni presentò il DDL S.1920 sulla formazione e sul reclutamento dei docenti.
Sono trascorsi sei anni.
Oggi si parla di un “terzo step”, della trasformazione delle GPS in GPSR e della necessità di un confronto preventivo con la Commissione europea.
Nessuno mette in discussione la necessità di rispettare il diritto europeo e gli impegni assunti dall'Italia.
Ma dopo sei anni è altrettanto legittimo chiedere:
quanto devono ancora aspettare i docenti precari?
Il confronto con Bruxelles è importante, ma non può trasformarsi nella percezione di un'attesa senza fine.
L'Italia mantiene la responsabilità politica e legislativa di costruire il proprio sistema di reclutamento nel rispetto delle norme europee.
E vale la pena ricordare che l'Europa non sta chiedendo all'Italia di perpetuare il precariato: al contrario, proprio l'utilizzo abusivo dei contratti a termine è stato negli anni oggetto di contestazioni nei confronti del nostro Paese.
Proporre non significa cercare visibilità
È soprattutto su questo punto che vorremmo esprimere il nostro dissenso.
Presentare una proposta, metterla nero su bianco e sottoporla al confronto pubblico non significa cercare visibilità.
Significa partecipare democraticamente al dibattito sulla scuola.
Una proposta può essere criticata, modificata, migliorata o respinta.
Ma dovrebbe essere discussa nel merito.
Liquidare preventivamente idee alternative come iniziative finalizzate alla ricerca di visibilità o come bozze elaborate da qualche “buontempone” non contribuisce, a nostro avviso, a quel confronto di cui la scuola ha invece bisogno.
Soprattutto perché molte di queste proposte nascono da docenti che il precariato non lo osservano dall'esterno: lo vivono sulla propria pelle ogni anno.
E vivere per anni nell'incertezza è logorante.
Non sapere dove si lavorerà l'anno successivo, se si dovrà cambiare scuola o provincia, quale nuova procedura sarà introdotta o quale ulteriore percorso sarà necessario affrontare significa condizionare non soltanto una carriera professionale, ma la vita delle persone.
Una proposta concreta l'abbiamo presentata
È proprio partendo da questa realtà che Reset Italia, Comitato Precari Uniti per la Scuola e Docenti Uniti Italia hanno elaborato una proposta organica di riforma del reclutamento e della mobilità dei docenti.
Tra le ipotesi avanzate proponiamo un doppio canale che destini il 50% dei posti alle GPS di prima e seconda fascia per docenti con almeno 36 mesi di servizio e il restante 50% al canale concorsuale, attraverso lo scorrimento delle graduatorie di vincitori e idonei.
Come ipotesi alternativa abbiamo proposto una Graduatoria Unica Provinciale di Immissione in Ruolo (GUPIR), basata su criteri e punteggi trasparenti che valorizzino servizio, continuità, abilitazione, risultati concorsuali e titoli.
Non sosteniamo che la nostra proposta sia l'unica possibile.
Chiediamo semplicemente che venga discussa nel merito.
Se esistono soluzioni migliori, confrontiamole.
Se alcuni aspetti devono essere modificati, modifichiamoli.
Ma dopo sei anni crediamo sia arrivato il momento di discutere soprattutto di regole, requisiti, percentuali e tempi concreti.
Quando una questione è prioritaria, le soluzioni si trovano
Negli ultimi anni abbiamo visto la politica intervenire rapidamente ogni volta che una determinata questione è stata considerata realmente urgente.
Sono stati individuati strumenti legislativi, approvati provvedimenti in tempi brevi e, quando necessario, reperite anche risorse economiche importanti.
Non intendiamo entrare nel merito di quelle scelte.
Il punto è semplicemente questo:
quando esiste una precisa volontà politica, tempi, strumenti e risorse possono essere trovati.
Per questo, dopo sei anni di discussioni sul doppio canale, è legittimo chiedersi quale priorità si intenda realmente attribuire alla lotta al precariato scolastico.
Perché stabilizzare i docenti non significa tutelare soltanto dei lavoratori.
Significa anche garantire continuità didattica agli studenti, permettere rapporti più stabili con le famiglie e costruire comunità scolastiche nelle quali insegnanti e alunni possano lavorare insieme nel tempo.
Dopo sei anni servono risposte
Non ci interessa attribuire meriti politici.
Non ci interessa stabilire chi potrà un giorno rivendicare la paternità del doppio canale.
Ci interessa che venga realizzato.
E allora poniamo alcune domande molto semplici:
Quale sarà concretamente il ruolo delle GPS/GPSR?
Quali saranno i requisiti per accedere al secondo canale?
Quale percentuale dei posti gli sarà destinata?
Quale sarà il provvedimento normativo che lo introdurrà?
E soprattutto:
quando entrerà realmente in funzione?
Dopo sei anni i docenti hanno diritto a risposte precise.
La nostra proposta è pubblica e aperta al confronto. Non chiediamo adesioni acritiche: chiediamo di leggerla, valutarla e discuterla.
Se se ne condividono principi e obiettivi, invitiamo docenti e cittadini a firmarla e condividerla.
Petizione – Proposta di riforma del reclutamento docenti:
https://www.change.org/p/proposta-di-riforma-del-reclutamento-docenti
Perché il precariato non è una questione astratta.
Dietro circa 200.000 contratti a termine ci sono migliaia di persone che permettono ogni anno alla scuola italiana di funzionare.
La professionalità, l'esperienza e il servizio maturati nella scuola non possono avere una data di scadenza.
Fabio Gangemi
Docente ITP e Blogger Tecnologico