Ferrara, aggressione al liceo Ariosto: la sicurezza a scuola non può dipendere dal caso

La sicurezza, in questo senso, non rappresenta una componente esterna all’azione educativa. Ne costituisce una condizione essenziale.

A cura di Redazione Redazione
04 ottobre 2026 11:58
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, tornando sull’aggressione avvenuta all’interno del liceo Ariosto di Ferrara, ritiene necessario sviluppare una riflessione ulteriore rispetto alle considerazioni già espresse nei giorni scorsi. Gli elementi progressivamente emersi consentono infatti di spostare l’attenzione dalla dimensione immediata della cronaca a una questione più ampia, che riguarda il significato stesso della sicurezza scolastica e la responsabilità con cui essa deve essere garantita. Quanto accaduto presenta un elemento che non può essere considerato marginale: l’aggressione è stata compiuta da una persona estranea all’istituto, riuscita ad accedere agli ambienti frequentati dagli studenti. È un dato che richiede una valutazione seria, priva tanto di allarmismi quanto di rassicurazioni premature, perché la scuola è chiamata quotidianamente a custodire non soltanto un percorso di istruzione, ma un tempo e uno spazio della crescita affidati alla responsabilità degli adulti e delle istituzioni. La sicurezza, in questo senso, non rappresenta una componente esterna all’azione educativa. Ne costituisce una condizione essenziale. Un ragazzo deve poter entrare a scuola sapendo che l’ambiente nel quale trascorrerà una parte significativa della propria giornata è organizzato secondo criteri capaci di tutelarlo. Allo stesso modo, una famiglia deve poter confidare nell’esistenza di procedure adeguate alla complessità degli edifici e delle attività che vi si svolgono. Il tema non può essere affrontato attraverso soluzioni dettate dall’emotività né mediante l’adozione indiscriminata di strumenti di controllo. Sarebbe altrettanto inadeguato, tuttavia, ritenere che la tradizione di apertura di un istituto o il clima di fiducia costruito nel tempo possano rendere secondaria la verifica delle modalità di accesso agli edifici. La fiducia appartiene alla relazione educativa; la sicurezza appartiene anche alla responsabilità organizzativa. Sono dimensioni che devono sostenersi reciprocamente, senza che l’una venga utilizzata per compensare eventuali fragilità dell’altra. Proprio per questo l’episodio di Ferrara dovrebbe indurre a una riflessione che superi il singolo istituto. Le scuole italiane sono oggi luoghi molto più articolati rispetto al passato. Accanto alle lezioni si svolgono attività pomeridiane, incontri, progetti, iniziative rivolte alle famiglie e collaborazioni con soggetti esterni. Tale apertura costituisce una ricchezza educativa e sociale, ma rende necessaria un’organizzazione degli accessi coerente con la pluralità delle presenze che quotidianamente attraversano gli edifici scolastici. Garantire questa organizzazione significa poter riconoscere con chiarezza chi entra nella scuola, per quale ragione e secondo quali modalità, evitando che il controllo dipenda dalle circostanze o dalla disponibilità occasionale del personale. La prevenzione diventa realmente efficace quando entra nella normalità organizzativa e non viene riscoperta soltanto in seguito a un episodio grave.

La disciplina vigente in materia di sicurezza assegna precise responsabilità e richiede che i rischi siano valutati in relazione alle caratteristiche concrete degli ambienti. Tale impostazione dovrebbe orientare anche la gestione degli accessi, attraverso procedure effettivamente praticabili e periodicamente verificate. La sicurezza non può ridursi all’esistenza formale di protocolli; deve tradursi in comportamenti organizzativi conosciuti, sostenibili e coerenti con la realtà quotidiana di ciascun istituto. Occorre considerare, inoltre, che molti edifici scolastici presentano caratteristiche strutturali che rendono particolarmente complesso il controllo. Sedi articolate su più corpi, ingressi secondari, cortili, palestre, spazi utilizzati anche per attività esterne e percorsi interni non sempre facilmente presidiabili pongono problemi che non possono essere scaricati esclusivamente sui dirigenti scolastici o sul personale presente. La sicurezza degli studenti richiede anche l'assunzione di responsabilità da parte degli enti competenti sugli edifici e una valutazione realistica delle risorse necessarie. Chiedere alle scuole maggiore capacità di vigilanza senza fornire personale, strumenti e condizioni organizzative adeguate rischia infatti di produrre una responsabilità soltanto formale. Le istituzioni scolastiche non possono essere chiamate a rispondere di fenomeni complessi disponendo di risorse insufficienti per prevenirli. Ogni nuova esigenza di controllo deve quindi essere accompagnata dalla concreta possibilità di esercitarlo.

La riflessione deve mantenere, al tempo stesso, una precisa dimensione pedagogica. Proteggere gli studenti non significa educarli alla paura né abituarli a percepire ogni presenza sconosciuta come una minaccia. Significa piuttosto mostrare, anche attraverso l’organizzazione della vita scolastica, che la libertà necessita di condizioni che la rendano possibile e che la responsabilità degli adulti consiste anche nel predisporre tali condizioni prima che si verifichi un’emergenza. Da questo punto di vista, sarebbe un errore far ricadere sugli studenti le conseguenze di una vulnerabilità che non dipende dai loro comportamenti. Limitare indiscriminatamente la possibilità di muoversi negli spazi dell’istituto o introdurre restrizioni generalizzate potrebbe offrire una risposta immediatamente visibile senza incidere sulle cause reali del problema. L’autonomia degli studenti deve continuare a essere accompagnata da responsabilità e regole, mentre il controllo delle persone provenienti dall’esterno deve essere affidato a procedure organizzative specifiche. È proprio questa distinzione a consentire di preservare il valore pedagogico della fiducia. Educare alla responsabilità significa concedere progressivamente autonomia all’interno di confini riconoscibili. La presenza di tali confini non impoverisce la libertà; contribuisce a renderla praticabile. Una scuola capace di stabilire chi può accedere ai propri ambienti e secondo quali modalità non è una scuola meno aperta, ma un’istituzione maggiormente consapevole della responsabilità che assume nei confronti di chi la frequenta.

Il caso del liceo Ariosto invita pertanto a evitare due reazioni ugualmente insufficienti: considerare l’accaduto come un evento talmente eccezionale da non richiedere una revisione delle procedure oppure rispondere attraverso misure generalizzate che trasformino la quotidianità scolastica senza una reale valutazione della loro efficacia. La strada più responsabile consiste nell’analizzare ciò che è accaduto, comprendere eventuali vulnerabilità e intervenire in maniera proporzionata e concreta. Su questo terreno è necessario un impegno istituzionale che non lasci sole le singole scuole. Il problema della sicurezza degli edifici scolastici riguarda dirigenti, amministrazioni, enti proprietari, personale e tutti i soggetti chiamati, secondo le rispettive competenze, a garantire condizioni adeguate allo svolgimento delle attività educative. La prevenzione acquista valore quando diventa una responsabilità ordinaria e condivisa, non quando compare soltanto nella fase successiva all’emergenza. Il CNDDU ritiene che la lezione più importante da trarre dall’episodio di Ferrara risieda proprio nella necessità di sottrarre il tema della sicurezza alla contrapposizione tra apertura e controllo. Una scuola deve poter rimanere un luogo di incontro, relazione, studio e crescita senza rinunciare alla capacità di conoscere e governare ciò che accade nei propri spazi. La fiducia, in educazione, non coincide con l’assenza di limiti. Cresce quando ciascuno conosce le proprie responsabilità e può contare sul fatto che anche gli altri esercitino le proprie. Per questo garantire la sicurezza non significa ridurre la qualità educativa della scuola, ma creare le condizioni affinché essa possa esprimersi pienamente. Dopo un episodio come quello avvenuto al liceo Ariosto, la risposta più credibile non consiste né nell’alimentare la paura né nel tornare rapidamente alla normalità senza interrogarsi su quanto accaduto. Consiste nel trasformare un evento grave in una verifica responsabile della capacità delle istituzioni di proteggere, prevenire e correggere le proprie vulnerabilità. La scuola può educare alla fiducia soltanto quando dimostra, attraverso la propria organizzazione, di essere degna di quella fiducia. Ed è precisamente in questa responsabilità, quotidiana e concreta, che sicurezza ed educazione trovano il loro punto di incontro. Prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU

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