FIS, che fine hanno fatto i compensi?

Un nuovo anno scolastico sta per iniziare, ma molti aspettano ancora quelli dell’anno scorso

A cura di Redazione Redazione
30 agosto 2026 09:49
FIS, che fine hanno fatto i compensi? -
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A pochi giorni dai primi Collegi dei docenti e dall’attribuzione dei nuovi incarichi, per molti lavoratori della scuola resta aperta una domanda tutt’altro che secondaria: quando saranno pagati gli incarichi e le attività aggiuntive svolte durante l’anno scolastico appena concluso?

Tra pochi giorni le scuole torneranno pienamente in attività. Si riuniranno i Collegi dei docenti, si parlerà di organizzazione, commissioni, funzioni strumentali, referenti, coordinatori, progetti e di tutti quegli incarichi aggiuntivi senza i quali, ormai, sarebbe difficile garantire il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche.

Eppure c’è un paradosso che non può passare sotto silenzio: mentre ci si prepara a chiedere nuovamente disponibilità al personale, molti docenti e lavoratori ATA attendono ancora di ricevere i compensi per il lavoro aggiuntivo svolto nell’anno scolastico precedente.

FIS e MOF: dove sono finiti i compensi?

Il Fondo per l’Istituzione Scolastica (FIS) rientra nel Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa (FMOF), nel quale confluiscono le risorse destinate a remunerare diverse attività aggiuntive del personale scolastico.

Non si tratta di premi o concessioni. Si tratta del corrispettivo di attività effettivamente svolte: ore di lavoro, responsabilità assunte, progetti realizzati, riunioni, organizzazione e incarichi che spesso accompagnano docenti e ATA per gran parte dell’anno scolastico.

E proprio per questo il ritardo nei pagamenti assume un significato che va ben oltre la semplice questione contabile.

Il CCNL stabilisce infatti che i compensi relativi alle attività e agli incarichi svolti nell’ambito del MOF siano liquidati entro il 31 agosto. Eppure, alla vigilia della conclusione dell’anno scolastico amministrativo, continuano a essere segnalati mancati accrediti.

Le informazioni disponibili in questi giorni indicano che le procedure per il caricamento dei compensi accessori su NoiPA si stanno completando e che, in diversi casi, gli accrediti potrebbero arrivare soltanto a settembre.

Ma il problema non è soltanto “quando arriveranno i soldi”

La questione è anche un’altra.

È corretto chiedere a un lavoratore di assumere un nuovo incarico senza avergli ancora pagato quello precedente?

Tra pochi giorni, nei Collegi dei docenti, ricomincerà la consueta ricerca delle disponibilità: chi farà il coordinatore? Chi sarà referente? Chi accetterà una funzione strumentale? Chi entrerà nelle commissioni? Chi seguirà i progetti? Chi si farà carico delle numerose attività necessarie all’organizzazione della scuola?

Prima di rispondere, però, sarebbe legittimo poter fare un bilancio dell’esperienza precedente.

Quanto lavoro ha richiesto quell’incarico?

Quale responsabilità ha comportato?

Quanto è stato effettivamente riconosciuto economicamente?

E soprattutto: quando è stato pagato?

Perché conoscere tempestivamente il compenso ricevuto significa anche poter valutare consapevolmente se assumere nuovamente lo stesso incarico.

In altre parole, significa poter capire se il gioco vale davvero la candela.

Il lavoro aggiuntivo non può trasformarsi in volontariato involontario

Nella scuola si fa spesso affidamento sulla disponibilità e sul senso di responsabilità del personale. Ma disponibilità e responsabilità non possono diventare il presupposto per considerare normale che una prestazione venga retribuita mesi dopo essere stata effettuata.

Un incarico retribuito deve essere trasparente fin dall'inizio: devono essere chiari il lavoro richiesto, le responsabilità, il compenso previsto e i tempi della liquidazione.

Se invece il lavoratore svolge l'attività durante tutto l'anno, conclude l'incarico a giugno e arriva a settembre senza aver ancora ricevuto quanto dovuto, qualcosa nel sistema evidentemente non funziona.

E non basta rispondere che “prima o poi i soldi arriveranno”.

Il momento del pagamento è parte integrante del rapporto di lavoro.

Prima i vecchi incarichi, poi i nuovi?

Forse proprio questo dovrebbe diventare uno dei temi da porre all'inizio del nuovo anno scolastico.

Prima di distribuire decine di nuovi incarichi sarebbe opportuno che in ogni istituto venisse fornita un'informazione chiara sullo stato dei compensi dell'anno precedente: quali attività sono state liquidate, quali sono ancora in attesa, quali procedure sono state completate e quali sono i tempi previsti per l'accredito.

Non per alimentare contrapposizioni con dirigenti o segreterie, che spesso si trovano a loro volta a gestire procedure e disponibilità finanziarie che non dipendono interamente dalla singola scuola, ma per affermare un principio elementare di correttezza.

Il personale ha diritto di sapere quando verrà pagato per il lavoro che ha già svolto.

E ha diritto di conoscerlo prima di decidere se assumersi nuove responsabilità.

La domanda da portare nei Collegi dei docenti

Alla ripresa delle attività, dunque, accanto alla presentazione del piano annuale, all'individuazione delle funzioni strumentali e all'attribuzione dei nuovi incarichi, potrebbe essere utile porre una domanda molto semplice:

“Prima di accettare un nuovo incarico, possiamo sapere quando verranno pagati quelli svolti lo scorso anno?”

Non è una provocazione.

È una domanda di trasparenza.

Perché il funzionamento della scuola dipende anche dal lavoro aggiuntivo di migliaia di persone. E quel lavoro non può essere dato per scontato.

La disponibilità dei docenti e del personale ATA è una risorsa preziosa, ma non inesauribile. Se si vuole continuare a chiedere collaborazione, responsabilità e impegno oltre gli obblighi ordinari, occorre garantire almeno una cosa fondamentale: che il lavoro svolto venga riconosciuto e pagato nei tempi previsti.

Altrimenti, davanti alla richiesta di assumere l'ennesimo incarico, sarà sempre più difficile evitare che qualcuno si ponga una domanda più che legittima:

“Ne vale davvero la pena?”

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